Martedì 03 Maggio 2011

Il caso Cina e il nostro caos sulla Libia

Essendo in auto, ho carpito solo una piccola frazione di un programma radiofonico che ha dato le seguenti notizie: i lavoratori cinesi presenti in Libia sono, in ragione di 35-4000 persone, assai più degli italiani. Queste persone sono state evacuate con un ponte aereo-navale imponente; la Cina importa dalla Libia l'11-12% del proprio fabbisogno di petrolio (come l'Italia) e continua la spola delle petroliere senza che la guerra abbia influito sull'approvvigionamento con il beneplacito dell'ex ministro degli esteri libico riparato in Gran Bretagna. Tutto questo è avvenuto senza sparare un colpo e senza che la Cina abbia dovuto pronunciarsi nei consessi internazionali a favore o contro la rimozione di alcuno dei governanti libici. Tutto questo è avvenuto nella completa indifferenza dei grandi media nazionali che non ci ragguagliano nemmeno sulle attuali condizioni dei nostri approvvigionamenti energetici, su chi ne detiene al momento il possesso, su chi li sta facendo funzionare e così via. Tutto questo avviene con i nostri politici tutti tesi a fare prevalere mere ragioni di bottega anche andando oltre la logica del buon senso. Ho l'impressione che i cinesi con il loro pragmatismo ci stiano mettendo per la ennesima volta nel sacco.

Alberto Molteni


Non è che ci mettono nel sacco. E' che guardano al loro sacco, agli affari loro, ai loro interessi. Come dice lei, caro amico, è gente pratica. Gente alla quale appartiene il futuro, insieme con altri popoli emergenti dalle povertà e dalle dittature. Non a caso i tedeschi, che quanto a praticità detengono un “quid” di questo contemporaneo cinesismo, si sono ben guardati dall'aprire le ostilità con la Libia. Se ne sono guardati per una serie di ragioni, non ultima quella di non turbare il rapporto con la Russia e la Cina, importanti partner nella quotidianità dei rapporti economici con la Repubblica federale e Paesi contrari all'intervento armato contro Gheddafi. Noi abbiamo fatto il contrario, confondendo i nostri grandi interessi strategici con i piccoli interessi tattici delle diverse botteghe politiche. Il risultato, come ognuno può vedere, è disastroso. Nessuno ha dato una dimostrazione di superficialità, incertezza, approssimazione e mediocrità come noi. Dire che sembriamo (anche se non lo siamo, e questo è il tragico della vicenda: apparire peggio di quanto si è, rappresenta un capolavoro d'insipienza) la retroguardia del mondo occidentale, non è purtroppo fare dell'avanguardismo rosso. E' semplicemente fare del realismo rosso. Realismo alla cinese.

Max Lodi

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