Mercoledì 01 Giugno 2011

Serve austerità e non certo commiserazione

E' dal romanzo La Vita Agra che estrapolo: «Daremo a tutti due automobili, il televisore, il bidè...».
In Italia squillano quarantadue milioni di telefoni cellulari, lo scorso Natale abbiamo speso tre miliardi e mezzo per l'omonima cena. Abbiamo poi gettato via, senza consumarle, vivande per il valore di un miliardo! Tutte cifre confutabili, certo. Tuttavia è certo che molti italiani si lamentano di condurre una vita pessima. Non siamo mai sazi, non siamo felici. Alcuni, solo i più obiettivi, ammettono di essere schiavi del consumismo. Riconoscono di lavorare per apparire e non per i bisogni essenziali.
Economisti e politici di qualsiasi schieramento, tuonano che se il Pil non aumenta è la catastrofe, perché vuol dire meno tributi versati all'erario, meno soldi per risanare il debito pubblico e quindi meno servizi ai cittadini. Ma nessuna legislatura, di centro, di sinistra o di destra, approva leggi atte a ridurre il numero dei parlamentari, che in circa sessant'anni hanno prodotto legalmente (sic!) tale debito, più volte per il loro tornaconto elettorale e personale. Mai: meno privilegi e diminuzione significativa dei loro stipendi. Ci hanno convinti che "tutti possiamo correre i cento metri sotto i dieci secondi" (metafora), è sufficiente impegnarsi. Falsità! E che si può vincere anche senza impegnarsi. Ahi noi verità! Lo dimostrano i numerosi diplomifici e i laureifici privati, radicati sul territorio.Per cui i nostri bambini, tutti intelligenti belli e bravi, devono assolutamente laurearsi o almeno diplomarsi e primeggiare negli sport che contano.
Così che i lavori umili sono riservati, già da molti anni, gli extracomunitari onesti e di buon comando, voluti con forza dai governi replicati degli anni ottanta. Esecutivi assoggettati al piano «Minor costo del lavoro» varato dagli imprenditori e dalle loro associazioni di categoria. Poiché in quegli anni i lavoratori, appoggiati dai sindacati che erano diventati troppo forti, esigevano aumenti salariali e diminuzioni dell'orario di lavoro. Quindi serviva manovalanza a buon prezzo e facile da controllare. Risultato: fingiamo di lamentarci della mancanza di opportunità di lavoro. La verità è che aborriamo l'idea che nostro figlio debba piegare la schiena sui campi, debba sporcarsi le mani di malta o di morchia, debba alzarsi alle due per fare il pane... . E dato che la situazione economica e socio politica è drammatica, auspico anche ad un periodo di austerità per tutti, nobiluomini e nobildonne compresi. Insomma più piagnoni e meno sibariti, almeno per vent'anni. Allora il punto della situazione, sperando in bene.

Franco Banfi

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