Martedì 29 Gennaio 2013

Campo da gioco e management

Scrivere 900 pagine per un Progetto e nessuno che ti ascolti. La prima notazione che mi viene è quel troppo di 'letteratura' che infesta ogni settore della vita reale, e nessun settore si salva, neppure la letteratura, che, per essere credibile, dovrebbe essere essenziale, sintetica. Bene ha fatto quindi Baggio a lasciare: a lui il calcio piace sul campo, a contatto con quel magico rettangolo di prato verde, quelle geometriche linee bianche, quella pelota perfetta e i giocatori. Con Baggio che, al solo guardare, del calcio ha già capito tutto. Senza bisogno di letteratura.

Gianfranco Mortoni

La storia è un po' diversa. Baggio ha lasciato la presidenza del settore tecnico della Federcalcio per mancanza di senso pratico. Per incapacità realizzativa. Per non aver saputo corrispondere agl'intenti, se non alle promesse. C'era sì e c'era no, alle riunioni del consiglio federale. Messaggiava sì e messaggiava no (praticamente no) ai milioni d'appassionati che avrebbero gradito sue parole d'indirizzo, passione, progettualità.
Baggio è stato una delusione come dirigente, e la sua vicenda simboleggia quant'è difficile a volte vivere due vite professionali diverse. Specialmente nello sport. Fior di campioni non si sono dimostrati il fior fiore degli allenatori o dei direttori sportivi o dei presidenti. Il talento naturale nel trattare il pallone non equivale a parallela abilità nel condurne a buon fine le sorti di movimento sportivo di massa. Ci vogliono qualità diverse, che sono indipendenti  quelle mostrate sul campo di gioco. Anche in altri settori del lavoro e della vita va allo stesso modo: non si è buoni per conseguire ogni buon risultato.

Max Lodi

© riproduzione riservata

Tags