Domenica 08 Febbraio 2009

Gli inglesi, gli italiani e gli immigrati

Cara Provincia,
l’opinione di. Alfio Dottori, (dom. 01/02/09 pag. 9) che mette sullo stesso piatto i lavoratori italiani in Inghilterra con i vu’cumprà in Italia, mi sembra assolutamente fuori luogo perché la differenza è abissale.
Noi siamo in quel Paese legalmente, con tutte le garanzie previste, siamo comunitari, abbiamo vinto un appalto ed abbiamo tutti i documenti in regola (passaporto e visto di lavoro). Mentre gli extracomunitari “clandestini” arrivati in Italia, sono una marea di persone di cui non abbiamo nessun controllo, nessuna informazione, non sappiamo da dove vengono, ne chi sono perché distruggono i documenti o addirittura si lisciano i polpastrelli con acido o abrasivi per non essere identificati, (ciò è molto grave ed illegale), non hanno passaporto o visto e pretendono gli stessi nostri diritti ma non ne rispettano i doveri.
Trovo demenziale che se vado al pronto soccorso a me siano chiesti i documenti e come mi sono ferito, mentre se va un clandestino, (alla faccia dei doveri e della legalità) non solo non paga nessun ticket ma (succede solo da noi) si rifiuta di dire chi è e come si è ferito e (tanto per cambiare) la sinistra è contraria alla proposta della Lega di obbligare alla legalità i medici identificando “indiscriminatamente” chiunque si presenti al loro ambulatorio. Sto scoprendo (da molto tempo) continui privilegi concessi agli extracomunitari in molte situazioni, l’ultimo in ordine di tempo è la precedenza (scavalcando i bambini italiani) alle scuole dell’infanzia nella zona della Valle d’Intelvi.
Luigi Balbo

(a. d) Più che il parallelo, signor Luigi, l’opinione mirava a mettere il risalto la discriminazione nei confronti di italiani che, a volte, hanno atteggiamenti discriminatori nei confronti degli immigrati, regolari o clandestini. Un esempio in questo senso lo ha offerto il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, dando ragione agli inglesi e avvertendo che esiste il rischio di una situazione analoga nei confronti dei lavoratori extracomunitari del Veneto. Molto spesso dimentichiamo che per lungo tempo l’Italia è stata un paese di emigrati che subivano vessazioni e atteggiamenti discriminatori nei paesi in cui erano costretti a rifiugiarsi per non morire di fame in Patria.

p.marengo

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