Domenica 15 Marzo 2009

La società ha le sue colpe. Ma anche noi...

Troppo facile commentare - come fa il signor Dell’Acqua - gli abbondanti 5 in condotta distribuiti nelle scuole superiori, dando riconoscimento al ministro Gelmini per aver fatto emergere l’esistenza di un problema educativo. Troppo facile per Max Lodi rincarare la dose, asserendo che «non ci voleva il verdetto delle pagelle per avere conferma della cattiva educazione di molti giovani». Segue l’immancabile dito puntato sulla famiglia. Tra gli aspetti dell’attuale crisi, vi sono l’emergenza culturale ed educativa, che si esprimono nelle difficoltà dei genitori e degli insegnanti nell’indicare modelli comportamentali. Aggiunge il prof. Mori, dell’Istituto tecnico comunale di Roma: «È sempre più arduo insegnare qualunque cosa. Alla fine di ogni sforzo, si hanno risultati scarsi,  ma per educare occorre dare motivazioni, altrimenti le regole non funzionano. I giovani di oggi non percepiscono il futuro... il loro presente  convive spesso con ore e ore di tv, con l’esibizione  oscena dei sentimenti». I comportamenti li devono dettare i genitori, è vero, soli e impotenti ormai di fronte a una società che non li aiuta. Anzi. Se non vogliamo peccare di cecità, sappiamo che modelli comportamentali forti vengono propinati ai giovani, a dosi massicce, dai media, dalle volgarità di grandi fratelli, talpe, isole, fattorie, dove gruppi di giovani si mettono in gabbia esibendo la loro nullità. È normale dire ai giovani che vanno in discoteca il sabato sera «bevete pure se volete divertirvi però fatevi riaccompagnare a casa da quello di voi che non berrà». È normale subissare e interrompere con la pubblicità la visione di programmi per i piccoli infarcendoli di merendine e inutilità varie? Che società è mai questa? Di sicuro non è una società che ama i giovani, perché in nome del consumismo sacrifica le loro migliori risorse. Servono linee educative nuove, che si potranno costruire solo se prima si saprà leggere a fondo il sistema sociale ed economico in cui siamo immersi.

Tonina Santi


La società non è qualcosa d’estraneo ai suoi singoli componenti, e non le si possono genericamente addossare colpe che restano specifiche. A innervarla siamo tutti noi, e ne segniamo la cifra culturale soprattutto - confermo la mia idea, rispettando la sua - in base all’educazione familiare ricevuta. Scriveva Shakespeare che il male occhieggia sul mondo come il sole, e non v’è luogo ove non risplenda. Oggi vi occhieggia la tivù, ma non v’è persona che – qualora lo voglia - non riesca a ripararsi da quell’invadente sguardo. Basta saper guardare altrove.

Max Lodi

p.marengo

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