Sabato 22 Agosto 2009

Ora di religione, il bieco laicismo di una sentenza

Si è  parlato molto nei giorni scorsi della sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione (Cattolica). La sentenza ha escluso la partecipazione "a pieno titolo" agli scrutini da parte degli insegnanti di religione, ritenendo illegittimi i conseguenti crediti scolastici.
Su quella sentenza ci sono stati i commenti anche del nostro vescovo Coletti...
Peccato, a mio parere, quel commento di Mons. Coletti su quella sentenza, quando dice che è stata un’espressione di "Bieco Illuminismo"; il Tar del Lazio ha semplicemente indicato che, non essendoci corsi di religione, pagati dallo Stato, per i figli di musulmani o Testimoni di Geova, non è  giusto che invece i professori di religione cattolica partecipino agli scrutini influenzandone i voti. Sono d’accordo anch’io  sul concetto della ’libera Chiesa’ ma in ’libero Stato"...
Tutti i commentatori di parte cattolica hanno messo in evidenza che l’insegnamento della religione viene scelto dal ben alto 91% degli studenti; ne consegue che il 91% dei genitori italiani trovano che il messaggio cristiano/cattolico  sia molto valido e che quindi valga la pena di portarlo a conoscenza e farlo studiare ai loro figli.
 Questo dato contrasta in modo eclatante, quasi incredibile, sul modesto numero di genitori che invece  professano quella fede, che la praticano, che vanno in chiesa la domenica, non solo in occasione dei funerali. Come mai avviene questo?
Le sette religiose americane, anche le più sballate, riescono a fare proselitismo perché usano sistemi moderni, attuali, di comunicazione; il modo di comunicare della Chiesa cattolica non è adeguato ai tempi; sbagliata anche la reazione a quella sentenza del Tar del Lazio. Comunque quel 91% indica che la Chiesa avrebbe "mercato" per ricrescere.

Virgilio Testoni


(b. p.) Lasciamo il "mercato" al mercato e diamo alla Chiesa quello che è della Chiesa. Quanto al "bieco illuminismo" espresso dalla sentenza del Tar è che confonde l’ora di religione con il catechismo e quindi i giudici suppongono che uno venga valutato in base alle sue credenze religiose. Nulla di più sbagliato. Nell’ora di religione non si fa catechismo, ma si affrontano argomenti importanti per la formazione dei giovani. Gli studenti musulmani e i testimoni di Geova possono sempre fare un’ora alternativa a quella di religione ed essere valutati per quello che imparano in quell’"ora". Ma perché penalizzare proprio chi sceglie liberamente l’ora di religione cattolica? Non è questa una incomprensibile ed evidente discriminazione?

p.marengo

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