Martedì 01 Settembre 2009

Le analogie tra Leonardo e Feltri


Cara Provincia,
spero di sbagliarmi, ma vedo nero nel futuro di Leonardo come allenatore; motivo: non sa il dialetto, e le sei lingue che conosce, per imporsi alla squadra del Milan non gli servono.
Il dialetto, anche un dialetto brasiliano, con la sua anima gli garantirebbe invettiva, incazzatura, gesticolazione, autorevolezza nel parlare, nel tacere, e nel guardare in faccia i calciatori, sì da farli sentire colpevoli e reattivi a far subito meglio se non giocano e non si portano all’altezza, e non può che dispiacere, al milanista e allo sportivo tout court, che diventi favola da esilaranti sfottò quella panchina non pronta per la sostituzione.

Gianfranco Mortoni 



(f. a.) Povero Leonardo (si fa per dire visto che l’ingaggio, pur in un Milan versione vacche magre è assolutamente ragguardevole), ma la colpa sarà tutta sua? Chi ha avuto il piacere (se interista) o la disgrazia (se milanista) di assistere al derby di sabato scorso non avrà potuto evitare di accorgersi che se i rossoneri devono dipendere da Ronaldinho possono stare freschi. Un certo signor Carlo Ancelotti (in testa al campionato inglese con tre vittorie su tre alla guida del Chelsea) l’ex fuoriclasse brasiliano non lo faceva giocare. E forse si è capito perché. Ma Dinho è la scommessa di Berlusconi, uno che le scommesse non vuole perderle mai, ed ecco il Leonardo di turno a cui affidare la panchina in cambio del numero 80 rossonero in campo. Che poi il povero Leo finora non abbia neppure allenato la squadra del condominio (al contrario di Berlusconi, secondo una celebre battuta di Liedholm), fa nulla.
Almeno per il Cavaliere. Che poi il signor Seedorf per dimostrare la contrarietà della sua esclusione iniziale del derby, vada in panchina senza scarpette, fa nulla. Che poi il signor Gattuso perda le staffe e risolva i dubbi dell’arbitro sull’opportunità di espellerlo fa niente. Che poi il Milan giochi il peggior derby della sua storia (se l’Inter avesse deciso di infierire probabilmente sarebbe andata in doppia cifra) fa nulla. Almeno sempre per il Cavaliere. Perciò, caro Gianfranco, non è una questione linguistica. La questione è ben più complessa e lascia aperte le porte al dubbio per cui Berlusconi non abbia più la mano così felice nella scelta dei suoi collaboratori. E forse tra il caso Milan-Leonardo e quello Feltri-Boffo ci sono più analogie di quanto si possa pensare.

p.marengo

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