Oggi ci manca la bellezza senza volgarità

Qualche considerazione dopo l'apprezzamento di dubbio gusto rivolto da Berlusconi alla Bindi


Più bella che intelligente»: così Silvio Berlusconi ha cercato di offendere Rosy Bindi. Frase di dubbio gusto, che evidenzia come al primo ministro sfugga la complessità della realtà. Faccio due esempi per illuminare il problema. Alla fine della seconda guerra mondiale molte suore di clausura hanno potuto interrompere il loro isolamento dalla società civile per andare a votare. Durante il tragitto verso il seggio hanno incontrato molta gente. Al loro rientro hanno riferito alle consorelle che nelle persone viste ”non c’è bellezza”. Secondo esempio. Negli Usa è stato indetto un concorso di bellezza: le candidate dovevano essere valutate da due commissioni. La prima formata da giudici tradizionalmente scelti, la seconda da indiani. L’esito della doppia votazione è stato diverso in quanto il modello degli indiani era “donna rotondetta”. Questi hanno commentato la decisione dell’altra giuria: «Non ne capiscono di donne».

Enrico Maranzana


Forse è proprio la bellezza che oggi ci manca. Non quella che il premier assegna con sarcasmo alla Bindi e neppure quella che le candidate ai concorsi sottopongono alla valutazione delle giurie. Ci manca la bellezza intesa nel suo significato d’innocenza, dolcezza, purificazione da eccessi e volgarità. Ci manca la bellezza racchiusa nelle piccole e trascurate cose della vita d’ogni giorno, così utili nel farci avvertire meno irraggiungibile la felicità. Che di solito costa poco, e se comincia ad avere un prezzo alto, significa che non è di buona qualità. Ci manca la bellezza d’immagini e scritti non banali, non stupidi, non rozzi e che purtroppo costituiscono il prevalente affresco quotidiano del vivere mediatico. Ci manca la bellezza della coerenza, d’impegni privati e pubblici non solo presi ma anche assolti, di scuse presentate con umiltà quando i risultati confliggono con i propositi. Ci manca la bellezza delle città, e ci manca perché le brutture che ne han preso il posto innescano un altro genere di mediocrità: quella di segno morale, sociale, culturale. Ci manca la bellezza di valori tradizionali non più considerati à la page, irrisi in qualche caso e perfino sconosciuti in qualche altro, in conseguenza d’una educazione dei giovani di profilo sciatto. Ci manca la bellezza di un’etica della conoscenza e della responsabilità attuate insieme: sapere di che cosa stiamo parlando e di che cosa ci dobbiamo assumere l’onere. Ci manca però il tempo, e forse la voglia, d’arrivare in fondo a elenchi barbosi come questo. E se ci arriviamo, mandiamo a quel paese l’estensore.

Max Lodi

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