Lunedì 02 Novembre 2009

Quel ricatto e l’indignazione che sa di utopia


Lo scandalo che in questi giorni continua ad alimentare la stampa su su fino ai discorsi nei bar e sul posto di lavoro ha qualcosa di preoccupante. Giudizi spregiativi, battute ambigue, ipocrisia a piene mani. Dimentichi che ogni persona, nel suo privato possa fare quello che vuole se adulto e consenziente. Un’indignazione fuori luogo e mal riposta. Che andava, va, usata, invece, a piene mani, per quei 4 carabinieri che ricattavano, minacciavano, sfruttavano, forti non delle debolezze private di un uomo, ma di quelle di un Paese, il nostro, che si indigna - chiede non si sa bene quale ed a che titolo - giustizia e pene esemplari per i comportamenti sessuali e non per quelli violenti, tanto più se perpetrati da tutori della legge. Che sottostima, nasconde, lascia scivolare via. È questo che è vergognoso, non credete?

Paolo Trezzi

Del triste caso Marrazzo, del torbido ambiente che ne è stato lo scenario, dell’oscuro ricatto (c’è ancora molto da chiarire) architettato dai carabinieri diventati malfattori s’è detto di tutto e di più. E ancora si dirà. Non c’è chi, tra i protagonisti e al di là (appunto) delle ipocrisie, sfugga a un giudizio di censura. Che poi questo giudizio manchi molto spesso - in altri e non meno rilevanti casi - è vero. Manca tuttavia perché non si dispone degli strumenti per esercitarlo: ne vietano il possesso le scarse notizie, i tanti silenzi, un velo di complicità, se non d’omertà. Ci sono modi d’essere e d’operare nella quotidianità pubblica (e privata, se di mezzo vi è un uomo pubblico) sui quali sarebbe utile approfondire, indagare, riflettere e capire con lo scopo d’evitarne - se possibile - repliche infinite e nocive. Questa, lei dirà, si chiama utopia. Sì, ma l’indignazione serve a mantenerla in vita, e tutto sommato non mi pare un danno che tutt’e due - l’utopia e l’indignazione - continuino a godere della nostra cittadinanza onoraria, indipendentemente da dove s’originano e mirano. L’importante è che l’indignazione non sia un vezzo da snob, e l’utopia un sognare ingenuo. Montanelli scrisse: «Oggi manca la capacità d’indignazione. Spesso si dice che l’opinione pubblica è indignata. E magari è anche vero: al mattino. Alla sera siamo tutti a guardare la partita». Una provocazione realistica. E dunque: se le sollevazioni di protesta sono fiamme di maniera che si spengono subito, abbassiamole. Se alimentano lo sdegno etico di cui parla anche il Vangelo, teniamone alto il livello. Senza stare troppo a disquisire su qual è il legno che ha permesso d’accendere il fuoco: la superficialità è altro, non questo.

Max Lodi

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