Martedì 03 Novembre 2009

Bindi e Serra per il Lazio? Meglio Walter

Mi colpiscono due notizie degli ultimi giorni. La prima è che il Pd, rinnovata la segreteria, sta già dividendosi sulla candidatura alla presidenza della Regione Lazio.
Per come sono andate le cose, cioè per la triste vicenda Marrazzo, ci vorrebbe un atteggiamento molto responsabile sul problema. La seconda notizia, sempre a proposito di regioni, è che l’Udc sembra orientata a dividersi tra destra e sinistra a seconda delle convenienze locali: è un atteggiamento che mi sorprende per la evidente mancanza di coerenza, e lo dice uno che ha molta stima nei confronti del partito di Casini.

Piero Dell’Acqua

Il Pd non sta litigando per decidere chi candidare al posto di Marrazzo. Ne ha cominciato a discutere - e non poteva che farlo - al suo interno e con i possibili alleati: di questo ha tra l’altro chiacchierato qualche giorno fa il neo segretario Bersani con Di Pietro. I primi nomi circolati sono quelli di Rosy Bindi, di cui non è necessario rammentare la storia politica, e di Achille Serra, ex prefetto di Roma e di Milano e oggi parlamentare del Partito democratico. Sono entrambi persone rispettabilissime, anzi d’alto profilo.
 Però la carta da giocare è un’altra e ha le sembianze di Walter Veltroni che è stato sindaco votatissimo di Roma (e Roma ha un peso ovviamente decisivo nella determinazione del presidente regionale: credo che i suoi abitanti costituiscano più della metà del territorio laziale) e leader apprezzato dal popolo del Pd.
 Che salvò dallo sfarinamento subito dopo la nascita, ricevendone a compenso il conosciuto martirio. Solo Veltroni può fare argine al fiume di discredito originato da quel che è successo e aiutare Bersani nell’improba partita che lo vede partire da 12-2 (fu questo nel 2005 il risultato a favore del centrosinistra nelle quattordici regioni in cui si andrà alle urne in marzo) con la prospettiva di finire quasi in parità: probabile è infatti l’affermazione in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, possibile in Liguria e Basilicata, difficile altrove.
Quanto all’Udc - che proprio in Liguria e Basilicata pensa d’allearsi col Pd mentre subordina il patto in Piemonte all’esclusione della “laicista” Bresso - non si comporta diversamente dalla Dc, dal Psi e dal Pci dei tempi andati e da altri partiti della contemporaneità: quando in gioco ci sono gl’interessi del territorio locale, la logica delle intese nazionali fa di frequente un passo indietro. Meravigliarsene significa avere della politica un’idea così alta che impedisce di scorgere il pragmatismo suggerito dal basso: un’idea nobile, ma poco diffusa in un Paese che preferisce le idee mobili.

Max Lodi

p.marengo

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