Martedì 07 Aprile 2009

Berlusconi, più furbizia che gaffe


Mi domando che cosa possano pensare di noi all’estero dopo le nuove gaffe di Berlusconi al G20 di Londra. Il nostro premier non ha ancora capito che un conto è intrattenere un club di amici o di sportivi o anche di colleghi di partito e un altro interloquire nei vertici internazionali con capi di Stato e di governo.
 Non discuto naturalmente la sua buona fede: lui crede che davvero questo sia il modo migliore per curare le relazioni estere, ma gli altri non ritengo proprio che la pensino così. Certe felpate tradizioni dei rapporti diplomatici hanno una loro ragion d’essere e violarle, sia pure in tono simpatico, rappresenta quantomeno un rischio per la credibilità istituzionale di un Paese. Almeno agli occhi d’una persona che forse è d’altri tempi.

Piera Carmine

Il riferimento immagino sia allo stupore della regina Elisabetta per il vociare berlusconiano all’indirizzo di Obama dopo le foto ufficiali dell’incontro londinese. Ma era appunto stupore. E persino divertito. Non disappunto. Il nostro premier ormai conta su una solida letteratura che lo riguarda: nel mondo gli conoscono i pregi e i difetti, e non credo che tra i secondi figuri la giovialità del suo carattere. Giovialità in parte naturale e in parte studiata, in parte a misura dei vertici internazionali e in parte a misura del consenso interno. Non è detto che infrangere le regole sia sempre una cattiva regola. Talvolta si rivela buona perché l’insofferenza verso certi paludamenti è condivisa da molti, anche se sottaciuta; e qualcuno che ogni tanto abbia l’ardire di rispondervi facendo ciò che altri non oserebbero mai fare, incrocia il favore dei più. Anche se i più non lo dichiareranno mai. Quando Berlusconi mette in campo un lato che spicca nel suo carattere, ma non è estraneo al carattere di tutti gl’italiani, effettua un’operazione che comprende un mix d’astuzia, sincerità e patriottismo. Fa alzare il sopracciglio ai tradizionalisti, però fa abbassare la guardia nei suoi confronti. Dei vertici internazionali restano gli accordi stipulati e le intese firmate, ma rimangono anche i gesti curiosi e le immagini simboliche che talvolta finiscono per avere peso eguale, se non superiore. Come protagonista di gesti e immagini, Berlusconi ha pochi avversari e forse nessuno. Questo glielo dovrebbero riconoscere anche i suoi avversari in Italia, tra i quali nessuno ha mai ritenuto che la strategia di politica estera del Cavaliere meritasse d’esser tenuta in una qualche considerazione. Il risultato è che la sinistra continua ad essere la regina dei salotti e Berlusconi il re delle urne.

Max Lodi

p.marengo

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