Domenica 25 Gennaio 2009

Io, imprenditore e le colpe della mia categoria

Egregio direttore,
sono un imprenditore e come quasi tutti gli imprenditori in questo periodo sto affrontando situazioni economiche e di contrazioni di mercato che avrei voluto e desiderato non dover affrontare mai. Leggo quotidianamente i giornali e cerco di aggiornarmi costantemente per capire la vera natura ed entità di questa grave situazione e che tipo di comportamento adottare per contribuire nel mio piccolo alla sua rapida involuzione. Ho 20 dipendenti che sto pagando senza chiedere intervento alla cassa integrazione e senza sfruttare gli ammortizzatori sociale ed è mia intenzione continuare su questa strada. Oggi leggo sul giornale che una grossa azienda italiana  sta acquistando una quota significativa di una concorrente americana. Ma come, mi chiedo: buona parte dei loro dipendenti sono in cassa integrazione, cioè il loro stipendio è pagato dai contribuenti e questi con i loro soldi comperano. C’è qualcosa che non mi torna. Conosco imprenditori della zona che hanno buona parte dei loro dipendenti in cassa integrazione e tutti i fine settimana li trovi sui campi da sci con lo skipass stagionale in bella evidenza o fanno investimenti immobiliari acquistando seconde case in montagna… Ovviamente questo è il periodo migliore. Secondo lei, caro direttore, se fossimo tutti dotati di un minimo di senso civico ed ognuno, compatibilmente con le proprie possibilità economiche si pagasse i propri debiti (da questo punto di vista i dipendenti in questo periodo lo possono essere) forse lo Stato Italiano non avrebbe a disposizione un po’ di quattrini in più per finanziare immediatamente qualche infrastruttura di cui ne avremmo assolutamente bisogno rilanciando subito un po’ di economia e dando un po’ di fiducia a tutti?
Con questo non voglio dire che lo Stato se lo meriti, ci sarebbe da discuterne, ma ognuno di noi dovrebbe per primo credere in quello che fa. Sono assolutamente convinto che deve essere l’azienda ad essere ricca e non l’imprenditore. Purtroppo mi sto convincendo che non tutti la pensano così.
Molti di noi sono culturalmente propensi a prendere dall’azienda ciò che serve e a cercare di far pagare ad altri i propri debiti e le proprie debolezze. Gli ammortizzatori sociali dovrebbero contribuire a mantenere attive quelle realtà produttive che in questo periodo soffrono tremendamente la mancanza di commesse e di liquidità e non a mantenere inalterato il benessere economico acquisito dall’imprenditore.

Tiziano Castelnuovo

p.marengo

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