Martedì 10 Giugno 2008

La Lega a Roma, l’amor patrio e le sparate

Cara Provincia, 
vorrei  tanto  vedere  pubblicata  questa  lettera. E’ uno  sfogo  che  da  anni mi  tormenta, sono un cittadino italiano e ne sono fiero. Sono nato a Como il 3 Febbraio 1961.
Fin da bambino mi emoziona sentir suonare l’inno della mia Italia, gioisco nel veder sventolare il mio tricolore; ho accettato  le cose belle e brutte del mio Paese, ho servito con orgoglio e amore la mia Patria e adesso sono deluso, anzi direi schifato, come tanti miei connazionali.
Sapere di essere rappresentato da un governo di leghisti, che  fino a ieri pensava solo a dividere l’Italia dal Nord al Sud, che si  vergognava di sentire l’inno italiano o di vedere sventolare il  tricolore.
Qualche anno fa all’inaugurazione di una casa di riposo, la  giunta comunale leghista abbandonò la sala solo perché la  banda musicale intonò l’inno nazionale ...che vergogna!
E adesso sono lì, tutti a Roma (che loro chiamano Roma   ladrona) a riempire i loro portafogli come tutti gli altri rappresentanti di partiti e a riempirci le teste di stupidaggini
Michele De Duonni

Caro Michele,
la sua esternazione di amor patrio farebbe commuovere Carlo Azeglio Ciampi che, durante il suo mandato al Quirinale, si è adoperato in tutti i modi per risvegliare l’orgoglio nazionale. Però la Lega è al governo perché l’hanno mandata gli italiani. E il voto è sacro quasi quanto la Patria con la P maiuscola. Lei sostiene che gli esponenti del Carroccio sono a Roma a riempire i propri portafogli. Fino a prova contraria questa è un’affermazione calunniosa. Se prendiamo per buoni i propositi che stanno manifestando Bossi e i suoi (e li dobbiamo prendere per buoni se non vogliamo fare inutili processi alle intenzioni) loro sono andati a Roma per rappresentare gli interessi del territorio che li ha votati, per approvare il federalismo fiscale che in tanti (e non solo leghisti) ritengono una riforma indispensabile. Certo, poi ci sono le note stonate: le affermazioni di Borghezio sempre troppo sopra le righe, qualche boutade di Calderoli (il cui operato da ministro e parlamentare è peraltro sottolineato positivamente anche dall’opposizione) e la deprecabile assenza dei ministri lumbard alla parata del 2 giugno.

Francesco Angelini
f.angelini@laprovincia.it

p.marengo

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