Venerdì 24 Aprile 2009

La tivù del GF mi fa pensare a un buon libro

L’altra sera si è concluso l’ennesimo reality show proposto dalle televisioni italiane, il Grande Fratello, che secondo stime ufficiali teneva incollato al piccolo schermo circa 10 milioni di telespettatori a settimana; io sinceramente posso dire di non sentire proprio la mancanza per questi format che allietavano le serate degli italiani, anzi mi sorprende vedere che un numero così elevato di persone abbiano "buttato" le loro serate nel guardare questi ragazzi nullafacenti litigare urlare o passare il loro tempo in piscina.
 Concludo dicendo che spero che il prossimo anno ci sia meno "telespazzatura" come questa, ma programmi più culturali, dove magari i nostri giovani possano prendere esempio positivo e magari imparando pure qualcosa, sia a livello civico che a livello lavorativo. Mi piacerebbe leggere qualche lettera di gente che la pensa come me, e di non essere una voce fuori dal coro.

Ruggero Ciotola
Como

Temo che le voci come la sua siano poche, il coro ne ospita di assai diverse intonando, quando va bene, regolari e quotidiani canti alla banalità. Quando va male, alla scurrilità. Una volta la tivù, all’epoca in cui non ancora tutti la vedevano, si pregiava di proporre contenuti – o almeno una quota di contenuti - d’alto profilo. Adesso che la vedono tutti, si ostina a proporre il nulla, con contenuti di profilo sempre più basso. I modelli messi all’attenzione degl’italiani non sono quelli da seguire, sono quelli già seguiti da una buona parte di loro. Si fa largo sul video l’anonimato più becero e la sorpresa non è solo l’elevata audience che raccoglie, ma i dibattiti che accende fra intellettuali d’elevato calibro, spettacolarmente impegnati a discutere di personaggi d’una cifra così infinitesimale da rasentare lo zero. I sociologi dicono ch’è inevitabile una simile deriva in un mondo sofferente per diffusa carenza d’identità, e dunque impegnato a recuperarla attraverso l’esibizionismo televisivo. Tuttavia chi giudica non dovrebbe farsi influenzare dalle mode, e invece influenzarle. Purtroppo non succede, né è pensabile che la tendenza possa invertirsi in fretta. I fenomeni di omologazione hanno vita lunga e altrettanto lungo è il tempo necessario affinché si esauriscano. Nelle more, una soluzione c’è: spegnere il televisore e darsi alla lettura di qualche buon libro. In circolazione ce ne sono: di solito basta non guardare al top delle classifiche di vendita per essere ragionevolmente sicuri di fare l’acquisto giusto.

Max Lodi

p.marengo

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