Mercoledì 27 Agosto 2008

Proviamo a riscrivere
l'Inno di Mameli

Leggo la lettera del signor Gianfranco Mortoni che la redazione titolò «Risorgimento». Un inno nazionale ascoltato in silenzio, mi pare per niente sbagliato. Che l’Inno di Mameli sia, così, ancor più bello, che dire... Trovo le musiche «marcianti» solitamente meno belle di altre ma l’Inno di Mameli è una grande enorme schifezza. Sono d’accordo che parole così anacronistiche siano indiscutibilmente da buttare. Si può pensare che l’inno in questione sarà cambiato solo quando, anche per accedere alle alte cariche dello stato si debba essere di casellario giudiziario rigorosamente a modo. Proporrei, «nel frattempo», per almeno mitigare il tutto, di cambiare, rimaneggiare le parole. Tanto per cominciare, un minimo di illogicità non guasterebbe visto che si deve o si dovrebbe poetare su quanto di più pragmatico esista, cioè uno Stato. Solo un po’ di coraggio, non basta signor Mortoni, visto che sto, pur buttadola lì, proponendo del nuovo a dei lettori perlopiù comaschi (che, ma del resto è risaputo, sono perlopiù, restii per principio, a qualsivoglia nuovo).
Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta
di alloro
in corona
s’è cinta la testa
dov’è la memoria
che porta all’assioma
e che salva la zona
nel mezzo neò
apriamo le porte
siam pronti al risorte
siam pronti al risorte
l’Italia creò
apriamo le porte
siam pronti al risorte
siam pronti al risorte
l’Italia creòsi!
Mi pare pur triste spiegare ma non posso non farlo. L’illogicità di cui sopra sta nella parola assioma: «dov’è la memoria/che porta all’assioma».
Quale assioma? A parte che si parla di memoria e quindi un assioma, per favore; dalla italica terra, ne esca. Ma anche così sospeso: che ogni italiano; risponda di suo; l’astrazione, in più, è un ottimo «luogo» e «luogo» franco libero creativo. «Di alloro/in corona». Adoro pensare-fantasticare si può - che nelle scuole italiane si vada con un grembiule e (fornite quotidianamente dallo Stato, ovviamente gratuitamente) una corona d’alloro.
Maurizio Menegon

Egregio signor Menegon, purtroppo non è stato possibile pubblicare le sue note integralmente. Ci troviamo in un pasticcio. Da musicologo con lunghi studi di chitarra e composizione alle spalle, concordo con lei: non possiamo vantarci per quest’inno. Vantiamoci di Palestrina, Monteverdi o Da Ponte. Mazzini docet: turiamoci le orecchie. Ma non facciamone una tragedia: nel mondo l’inno di Mameli è in "buona" compagnia.
Filippo Poletti

f.angelini

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