Lunedì 28 Aprile 2008

Speriamo che la politica impari dai suoi errori

Sono impaziente di vedere il nuovo governo al lavoro. Penso che non porterà alcun vento innovativo, nei cinque anni precedenti non hanno fatto assolutamente nulla: la scuola è caduta in un baratro; l’Alitalia perdeva già da anni i colpi, miliardi di lire e poi milioni di euro all’anno, alla faccia dei contribuenti certi; i clandestini arrivavano a fiumi; la delinquenza dilagava in ogni ambito; le pene non erano certe; i processi duravano (e durano) lustri, eccetera. Per cui, visto che sono trascorsi solo due anni dal precedente governo berlusconiano, non penso che le teste, in così poco tempo, abbiano cambiato il cervello in meglio. Probabilmente adesso inizieranno a litigare per la spartizione della torta e, fra qualche anno, andremo ancora a votare. Che spreco di soldi.

Roberto Mangoni

Non fu certo una stagione brillante, quella del precedente governo Berlusconi. E difatti la maggioranza politica che lo sosteneva perse, una dopo l’altra, tutte le elezioni amministrative del quinquennio consegnando al centrosinistra l’Italia dei comuni, delle province e delle regioni. Perse anche le politiche successive, ma d’un soffio, e questo la dice lunga sulla fiducia che gl’italiani riponevano nell’alternativa. Il sostanziale pareggio del 2006 diceva che il ritorno del berlusconismo aveva deluso, ma che il ritorno del prodismo rischiava di produrre analogo risultato. I fatti si sono incaricati di confermare le previsioni. Berlusconi non seppe far tesoro nel 2001 dell’esperienza del ’94, Prodi non ha saputo far tesoro nel 2006 dell’esperienza del ’96. A rimetterci, tuttavia, non sono stati né l’uno né l’altro, poi e comunque riciclatisi nonostante le sconfitte, ma chi aveva votato sia l’uno sia l’altro. Ora può darsi che come dice lei, caro Mangoni, stiamo per assistere a uno spettacolo già visto, il che ci consiglierebbe di prepararci all’ennesima rassegnazione. Ma confidiamo che gli errori del passato e le emergenze del presente inducano a un cambiamento di rotta il cui successo dipenderà in gran parte dal lavoro del governo, ma anche dal coinvolgimento dell’opposizione. Perché su temi come, per l’appunto, la scuola, la giustizia e la sicurezza, dal tunnel in cui s’è cacciato il Paese si esce solamente adottando provvedimenti sui quali converga un’adesione bipartisan. Altrimenti alla prossima elezione – e nel caso d’una nuova alternanza al potere, com’è ormai la regola da un quindicennio a questa parte - saremo di nuovo da capo. Il cambio di marcia dell’Italia dipende dal cambio d’atteggiamento della classe politica: è ovvio che chi governa debba governare assumendosi tutte le responsabilità, è opportuno che a chi non governa sia evitato il confino sulla frontiera del no per cinque anni di fila. Non è la strategia dell’inciucio, ma il suo contrario: quando ci si accorda alla luce del sole, si evita il ricorso al sottobanco. Imboscando ad esempio per anni la legge sul conflitto d’interessi.

Massimo Lodi

p.marengo

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