Domenica 08 Giugno 2008

Un regolamento non può mutare il nostro futuro

Cara Provincia,
mentre scrivo sto guardando una foto bellissima: è stata  scattata al nido frequentato da mia figlia durante la festicciola del suo primo compleanno. Si vede un tavolino basso e seduti attorno tanti bimbi, al centro c’è mia figlia intenta a spegnere la candelina sulla torta, accanto un bimbo indiano, una coreana, una slava, uno rumeno, uno francese e altri bambini italiani.
Sono felici, sorridono divertiti e si tengono per mano.
Questa foto mi ha emozionato e mi ha fatto pensare. Ne sono nate due riflessioni contrastanti. La prima è di paura perché è il segno di una presenza straniera molto forte che ha occupato il suolo italiano creandoci nuovi problemi, non ultimo quello del lavoro. La seconda è più reale: questo è il nostro futuro ed è il più bello che ci sia.
Finalmente una generazione che spazzerà via i cultori della razza e dei muri da innalzare contro lo straniero. La storia di Como insegna che le mura romane prima e le medievali poi non sono servite a nulla. Le idee non le fermi con la pietra e dobbiamo ogni giorno tutti insieme accarezzare la speranza che solo lavorando sulla coesione avremo vantaggi per ciascuno di noi e la pace sociale. Ciò che sta avvenendo in questi giorni è assurdo: il Comune di Como ha presentato un emendamento al regolamento dei Servizi Sociali (relativamente all’accesso dei bimbi ai Nidi pubblici) in cui si propone un diritto di prelazione nella graduatoria e nel punteggio esclusivamente per i figli di cittadini italiani. Io penso che il vero problema non sia chi ha più diritto rispetto ad un altro ad accedere al Nido, quanto l’esiguo numero delle strutture presenti sul territorio che non sono più in grado di assorbire l’aumento demografico dovuto in parte agli stranieri, ma anche e per fortuna all’aumento della natalità a Como. Penso che un’efficace politica a sostegno della famiglia (che sia italiana o straniera) stia proprio nella capacità di un Comune di adeguare le proprie strutture ai mutamenti sociali investendo i soldi pubblici non in eventi di marketing politico ma nelle reali esigenze della vita. Questo sarebbe normale in un mondo ideale dove tutto funziona e si tende al bene comune.
Concludo con un piccolo suggerimento: e se i Comuni (quindi anche il nostro) costruissero più nidi affidando il finanziamento della gestione ordinaria alla generosità delle Fondazioni bancarie rendendoli gratuiti ed aperti a tutti?
Del resto i bambini di oggi saranno i consumatori e correntisti di domani.

Fortunato Rovito
Como

p.marengo

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