Como, l’ira di Felleca «La C spettava a noi»
Roberto Felleca, ad del Como

Como, l’ira di Felleca
«La C spettava a noi»

L’amministratore delegato azzurro dopo lo scandalo della Pro Piacenza sconfitta 20-0: «Iscrizioni farsa, quello che è successo non ha senso»

C’è molta rabbia nel vedere quello che sta succedendo in serie C. Tanti tifosi del Como ripensano a quello che è accaduto quest’estate, quando la società non è stata ammessa al ripescaggio. E quando già si poteva ampiamente prevedere ciò che effettivamente sta succedendo. Tutti ne parlano, il 20-0 del Cuneo contro un manipolo di ragazzini della Pro Piacenza ha riscoperchiato il problema in maniera clamorosa.

Ma già ben prima di arrivare a questo punto sono successi altri fatti, sulla scia di quanto sta accadendo ormai da anni: l’esclusione del Matera, che già aveva raggiunto una penalizzazione di 42 punti, le pesanti penalità per la Lucchese e per lo stesso Cuneo, rispettivamente 15 e 16 punti. Tutti club già nel mirino al momento dell’iscrizione, proprio mentre al Como veniva detto no. Non c’erano le fidejussioni, e da regolamento era giusto così. Però c’erano i contanti. Alla sostanza è stata preferita una forma precaria, anche se gli esiti erano già prevedibili.

«E oggi, una volta di più, di fronte a questo scempio, non si può non arrabbiarsi», si sfoga Roberto Felleca, che quest’estate era stato il primo condotterio della battaglia per l’iscrizione. «Purtroppo vedere che le cose vanno come avevamo previsto ora non è che una magra consolazione. Ma è giusto dirlo, è giusto ricordare quello che è successo. Perchè noi ce lo meritavamo, bisogna mettere fine a un meccanismo che non funziona. Noi abbiamo sbagliato la forma, lo sappiamo. Ma è evidente che questo sistema non ha senso. Ci sono norme da un lato troppo rigide, dall’altro interpretabili come si vuole. E in questo modo si rovinano solo i campionati, disincentivando nel frattempo chi invece nel calcio avrebbe voglia di investire seriamente».

Insomma, secondo Felleca ci vorrebbe un sistema di valutazione diverso. «Noi i soldi li avevamo, li abbiamo messi. Ed erano una garanzia concreta della nostra solvibilità. Non si aiuta il calcio facendo così, bisogna davvero valutare chi si ha di fronte, non attenersi rigidamente a un regolamento che visibilmente non funziona. Che senso ha avere una C regolarmente falsata e invece escludere piazze come la nostra, che dimostrano con i fatti di poter lavorare seriamente? Noi abbiamo pagato tutti l’anno scorso, abbiamo rimesso in moto una società fallita, e abbiamo portato dei soldi. E certamente non avremo fatto la fine che sta facendo ora qualcun altro. Ci vuole buon senso se si vuole far ripartire seriamente il calcio».

Resta la rabbia ripensando all’estate. «E ancora di più la voglia di prenderci una rivincita sul campo. Perchè la C ce la meritiamo, come ce la meritavamo qualche mese fa».


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