Sentinelli: «Come 10 anni fa La svolta del Como a dicembre»
Davide Sentinelli, capitano del Como (Foto by Cusa)

Sentinelli: «Come 10 anni fa
La svolta del Como a dicembre»

Il capitano azzurro: «La strada è quella giusta, però non possiamo mollare perché nei primi due mesi si deciderà tutto»

Un anno nuovo da guardare con ottimismo. E con la consapevolezza di poter vincere. Davide Sentinelli, capitano del Como, di campionati ne ha vinti nove, di cui anche due in Lega Pro. Uno qui, dieci anni fa. E oggi rivive ancora un po’ quelle emozioni. Con la stessa voglia, ma con molta consapevolezza in più.

Davide, il Como è sulla strada giusta o le cinque vittorie consecutive hanno generato anche troppo ottimismo?

La strada sì, è quella giusta. Ed è anche bello e giusto godersi queste feste con ottimismo, soprattutto per i tifosi. Però sappiamo bene di non dover mollare. E in ogni caso, non ci sarà consentito di volare troppo alto. Le squadre che ci stanno davanti hanno fatto 44 punti, non sono pochi.

Però dieci anni fa eravate arrivati a nove punti di svantaggio dalla Tritium...

E quest’anno abbiamo rischiato di arrivare a meno 14, ma c’è stato quel crocevia che è stata la vittoria con l’Oltrepo’ Voghera. C’è stato un bell’esame di coscienza in quella fase del campionato. E come dieci anni fa il mese di dicembre ha cambiato in positivo il nostro destino. Ma attenzione, perchè il momento cruciale arriverà adesso.

In che senso?

Nei prossimi due mesi. Tra gennaio e febbraio si deciderà il nostro campionato. Sono dieci partite importantissime. La più difficile è proprio la prima, quella con la Pro Sesto. Perchè per loro è l’ultima spiaggia per poter tentare di correre per la vittoria, e sono una squadra molto ben attrezzata. Poi c’è il Varese, comunque non facile. In febbraio arriverà anche la Caronnese. Credo davvero che nel giro di un paio di mesi si possa decidere tantissimo. Del resto, sono dieci partite su diciannove, più della metà. Un periodo che fu decisivo anche dieci anni fa.

Però quest’anno la concorrenza è allargata. Allora l’unico avversario di fatto era la Tritium. Meglio o peggio?

Meglio. Sicuramente meglio. Il testa a testa è senz’altro più difficile. C’è sempre il rischio che una squadra scappi da sola e poi recuperare è veramente dura.

Quel Como ci riuscì. Era più forte?

Era in un certo senso più pronto di questo. Arrivò un blocco già formato insieme a Corda, i giovani erano molto bravi. Anche i nostri ora lo sono, ma quell’anno eravamo in ventisei, e praticamente ventisei titolari. Ora è un po’ diverso. In ogni caso, è anche diverso il campionato.

Cioè?

Cioè il livello medio si è decisamente abbassato. Non parlo tanto delle squadre di testa, che una volta erano comunque più forti, ma soprattutto di quelle che stanno più sotto.

Ora una squadra di vertice si può permettere di avere un difensore come capocannoniere... A proposito, ti era mai capitato di arrivare a metà stagione con questo ruolo?

Effettivamente no. Anche se di gol ne ho sempre fatti, diciamo che vivo il gol come un attaccante.Ci tengo, mi piace segnare. Quest’anno ovviamente mi aiutano anche i rigori.

E il fatto che gli attaccanti non hanno segnato moltissimo...

Beh, certo. Ma sappiamo anche che l’attacco è stato il reparto più difficile da costruire, per vari motivi. Dieci anni fa Fuakuputu fece diciotto gol... Ma stiamo già migliorando, c’è stato un momento in cui eravamo davvero tra le squadre peggiori in fatto di reti segnate.

Il miglioramento più evidente, però, è stato quello della difesa.Un solo gol preso in cinque partite.

Anche il cambiamento di modulo ci ha aiutato. E imparare i meccanismi nuovi, per quanto ci stiamo ancora lavorando per perfezionarci, è più facile per i difensori che per chi gioca in altri ruoli. Per vincere è fondamentale non prendere gol, ma bisogna anche farne. E noi fortunatamente siamo in grado di segnare con più soluzioni, sappiamo far male con i calci da fermo, abbiamo tanti giocatori che possono segnare. L’attacco è stato anche un po’ sfortunato, Petrilli aveva cominciato bene poi si è infortunato, Fall ha cominciato più tardi e ha giocato nel periodo in cui la squadra ha avuto le maggiori difficoltà... Ora con tutto che funziona meglio sono certo che Meloni ci darà un grande aiuto in quello che ci manca, qualche gol in più su azione.

Per te, anche dieci anni dopo, questa è una piazza importante. Anche per il rapporto con i tifosi.

Ed è stato utile anche incontrarli personalmente, e farli conoscere ai miei compagni. Utile per far capire a tutti meglio l’ambiente. E le aspettative di questa piazza. Che si fida di noi, a differenza di quanto accade all’esterno.

Cioè?

Per esempio gli avversari, l’ambiente al di fuori della nostra tifoseria. Che non credeva che questa società e questa squadra potessero fare bene sul serio. Per questo in noi c’è anche voglia di rivincita.

Trentotto anni. La stessa voglia, ma il modo di vedere le cose è diverso, o no?

Certamente sì. Se penso al Como di dieci anni fa, ricordo una tensione molto maggiore. Ora ho la capacità di vivere tutto con più serenità e più equilibrio. Molto meglio così, se non fosse che gli anni per forza di cose si sentono... Però si riesce a capire meglio quale può essere il potenziale di questa squadra. E il futuro non preoccupa, ho solo una gran voglia di affrontarlo.

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