Baby gang, la resa dei padri  «Ci pensino i servizi sociali»
Alcuni ragazzini fotografati in piazza Gobetti, uno dei punti di ritrovo della baby gang

Baby gang, la resa dei padri

«Ci pensino i servizi sociali»

I dodici ragazzini sotto inchiesta hanno già precedenti denunce. E qualcuno di loro andava a commettere reati assieme a uno dei genitori

Colpa delle famiglie assenti, hanno accusato molti. Eppure, in alcuni casi, le famiglie di qualcuno tra i 17 baby indagati per le rapine, i furti, le minacce e le botte ai coetanei in città, erano anche troppo presenti. Uno dei sedicenni finiti in comunità, tanto per fare un esempio, nel maggio dello scorso anno era già stato denunciato per un danneggiamento commesso mentre era in compagnia del padre, pluripregiudicato. Un altro ha lasciato la scuola ben prima di finire le medie, vive in casa con la madre, quest’ultima ha numerosi precedenti penali, e con diversi fratelli, tra cui almeno uno già noto alle forze di polizia.

Furti, danneggiamenti, stalking, produzione di materiale pedopornografico (ai danni di coetanei e compagni di scuola), detenzione di droga, lesioni, minacce, percosse: è solo una parte della collezione di reati che dodici baby indagati, sui 17 denunciati da polizia e carabinieri, già vantava nel proprio personalissimo curriculum. E parliamo, perlopiù, di ragazzi che non arrivano - in molti casi - a 16 anni.

Tra i cinque finiti nel carcere minorile del Beccaria, almeno due di loro erano non solo seguiti dai servizi sociali ma, stando a quanto spiegato dai loro legali, erano pure affidati agli assistenti sociali del Comune di Como. Tanto che, in almeno un’occasione, la madre di uno di loro, di fronte alla chiamata della Questura che informava la donna dell’esigenza di passare a recuperare il figlio protagonista dell’ennesimo reato, ha risposto: «Chiamate i servizi sociali, non me». Per le famiglie una vera e propria resa.

Non è un caso che il Tribunale dei Minori, nel decidere per sette ragazzi il trasferimento in comunità, abbia messo nero su bianco «la non praticabilità di una permanenza in casa in considerazione dell’evidente incapacità del contesto familiare di provenienza di assicurare» a quei ragazzi «in necessario controllo», per non parlare del doveroso ruolo educativo da parte di genitori spesso pregiudicati.

Sul fronte dell’inchiesta, intanto, sono fissati per questa mattina gli interrogatori di garanzia dei cinque minorenni finiti nel carcere Beccaria. Mentre soltanto la prossima settimana saranno interrogati anche i ragazzi messi nelle comunità e quelli costretti a non uscire di casa.n 


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