Como, lo scandalo   delle bici dimenticate
La stazione di Bike sharing al Monumento ai Caduti

Como, lo scandalo

delle bici dimenticate

Il servizio di bike sharing? Una barzelletta: il Comune non ha pagato e la società che le affittava se n’è andata. Per attivarle serve una tessera che non fornisce nessuno (tranne una palestra). E intanto le biciclette cadono a pezzi

È arrivata la bella stagione, a maggio arriva anche il Giro d’Italia ma la città non è in grado di fornire un servizio decoroso di bike sharing. Le bici posteggiate nelle 16 velo stazioni dislocate in città hanno un gran bisogno di manutenzione, l’app per il noleggio non funziona.

Per montare in sella occorre munirsi di una tessera, peccato che tutti gli sportelli abilitati al rilascio abbiano sospeso il servizio, ad eccezione di una sola palestra il cui titolare insiste, imperterrito, a offrire il servizio, sia pure in perdita.

La storia è questa: nel 2013 la precedente amministrazione aveva attivato il servizio Bike&Co, curato dalla società Bicincittà (230mila euro pagati dai contribuenti e 115mila da Fondazione Cariplo). Prima in 10 e poi in altre sei stazioni, comaschi e turisti con una tessera e un’applicazione potevano ritirare le biciclette. Oggi, a distanza di cinque anni, non restano che le critiche.

Tanti cittadini si lamentano perché quand’anche uno entrasse in possesso del tesserino, “liberare” le biciclette sarebbe pressoché impossibile. Per non dire della registrazione all’applicazione, molto lenta.

Lo sportello dedicato di piazza Volta è stato chiuso. L’Infopoint del Comune non fornisce supporto. Solo a Cernobbio, allo Iat di largo Campanini, distribuiscono le tessere per la velo stazione costruita di villa Bernasconi. In sostanza a Como il bike sharing è un servizio fantasma.

. Nel 2014 erano state prelevate nelle velostazioni di Como 27.240 biciclette, 9.973 nella prima metà del 2015. Il disservizio è nato perché gli accordi tra il Comune e Bicincittà non sono stati rispettati. Bicincittà avrebbe dovuto ricevere, a titolo di compenso per il servizio, la gestione di una serie di spazi pubblicitari nel capoluogo. Il Comune non glieli ha mai messi a disposizione. Ora l’amministrazione e la società lavorano per riprovarci.


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