Mascherine chirurgiche  Realizzata a Como  la prima macchina italiana
Lo staff della Texma (Foto by La Provincia)

Mascherine chirurgiche

Realizzata a Como

la prima macchina italiana

Da Fino Mornasco l’alternativa agli impianti cinesi grazie alla Texma in rete con altre tre piccole imprese. Due mesi di superlavoro, pronta la prima consegna

Lo staff della Texma

Lo staff della Texma
(Foto by La Provincia)

È tutta comasca ed è la prima in Italia. Sì perché sinora gli impianti per la produzione industriale di mascherine chirurgiche in Tnt, quelle tanto per capirci che il governo ha promesso di mettere in vendita a 50 centesimi l’una, sono stati tutti realizzati all’estero. E sempre dall’estero, dalla Cina in particolare, è stato assicurato il grosso dei dispositivi di protezione usa e getta.

In un contesto di questo genere brilla la vicenda che ha come protagonista la Texma di Fino Mornasco, piccola azienda familiare specializzata nei macchinari per l’industria tessile e cosmetica, una dozzina di collaboratori per un fatturato, lo scorso anno, intorno ai due milioni di euro. Eppure, a dispetto delle dimensioni micro, o forse in virtù proprio della flessibilità e della resilienza delle piccole imprese, l’azienda è riuscita in un progetto di grande rilievo. Lei, la macchina, si chiama T-Mask 2, prima macchina automatica tutta italiana per la produzione di mascherine chirurgiche, un centinaio al minuto, circa due milioni al mese. Il primo modello è pronto ed è comprensibile la soddisfazione del presidente di Texma, Edmondo Matarazzo, per il traguardo raggiunto. Tutto è stato fatto nell’arco di un paio di mesi: «All’inizio dell’emergenza, con mio figlio Federico, abbiamo messo a fuoco l’idea». Quest’ultima è diventata un progetto, poi un componente dopo l’altro, è nato il gioiello di automazione che ne è scaturito. Un traguardo raggiunto lavorando come matti, ovviamente in deroga al lockdown vista la natura del progetto.

Un’impresa di Textra in partnership con altre tre piccole imprese comasche: Futurnet di Olgiate Comasco, Ratti Meccanica di Faloppio e Metal System di Lomazzo. «A tutti devo esprimere un grande ringraziamento – continua Matarazzo – il nostro è stato un grande lavoro di squadra». L’azienda comasca ha già venduto una decina di modelli che verranno venduti ad altrettanti produttori nei prossimi mesi. Rispetto ai concorrenti cinesi, il prodotto comasco assicura maggiore affidabilità sul fronte della componentistica e una vera e propria assistenza post vendita, oltre ai servizi di installazione e avviamento. «Considerate le spese di trasporto - continua l’imprenditore comasco – siamo molto competitivi anche sui prezzi».

La riuscita dell’iniziativa ha rilevanza generale: «È evidente che la possibilità di produrre mascherine chirurgiche 100% italiane – continua Matarazzo – consente al nostro Paese una maggiore indipendenza dall’estero, garantisce maggiore disponibilità di un prodotto essenziale per la sicurezza della popolazione nelle fasi 2 e 3 dell’emergenza». Texma è un costruttore di macchine e tale continuerà a rimanere ma si è attrezzata per avviare in casa, nella sede di Fino Mornasco, anche un’attività di produzione delle mascherine: «Ci servirà a testare le macchine - dice Federico Matarazzo - e allo stesso tempo metteremo sul mercato il prodotto finito».


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