Raid del terrore, due giovani a processo
Usavano manganelli e scariche elettriche

SicurezzaAggredivano coetanei ad Albese con Cassano, Tavernerio, Uggiate e Bizzarone Hanno 26 e 19 anni: contestati i reati di danneggiamento, lesioni, furto e oggetti da offesa

Raid del terrore, due giovani a processo Usavano manganelli e scariche elettriche
Il Tribunale di Como in un'immagine d’archivio

Quattordici capi di imputazioni, dalle lesioni al danneggiamento, dal furto al porto di oggetti atti ad offendere. Ben nove parti offese, tutte molto giovani, di età compresa tra i 17 e i 21 anni. Almeno quattro episodi di violenza gratuita, di giorno e di notte, per una questione viabilistica oppure per uno sguardo di troppo.

Armi di ogni tipo, manganelli, un coltello, una roncola e pure una sorta di torcia per lanciare scariche elettriche. Quella appena riportata è una sintesi estrema del processo che ieri mattina è entrato nel vivo con in aula due ragazzi altrettanto giovani, uno di19 anni di Guanzate) euno di26 anni di Albavilla.

Sarebbero loro, in concorso con un terzo amico giudicato separatamente, gli autori delle violenze avvenute nel giro di pochissimi giorni, tra il 22 di maggio e il 19 giugno del 2021, tra Albese con Cassano, Tavernerio ma anche Uggiate Trevano e Bizzarone.

I due amici – colpiti in passato dalla misura della custodia cautelare in carcere – sono arrivati a processo con l’obbligo di dimora. I legali della difesa, «dopo tanti mesi di misure restrittive» - hanno detto l’avvocato Stefano Sonvico e la collega Annalisa Corti – hanno chiesto la revoca di ogni limitazione. Il giudice Emanuele Quadraccia si è riservato.

Tanti testimoni

Nel frattempo, in un palazzo di giustizia gremito di testimoni – tutti giovanissimi – il dibattimento è entrato nel vivo.

In aula sono stati ripercorsi i fatti, come l’aggressione del 22 maggio a due ragazzi in quel di Tavernerio (colpiti con un manganello), colpevoli di aver rimproverato gli imputati per una guida scorretta.

In quella occasione avvenne anche il furto di un cellulare, perso durante la colluttazione, e il danneggiamento dello stesso telefono. Il 29 maggio, ad Albese con Cassano, una delle vittime del fatto precedente fu vista camminare per strada con altri due amici e fu aggredita di nuovo, con pugni e il solito manganello: rimediarono 25 giorni di prognosi (per la frattura della mandibola), 15 giorni e 2 giorni sempre di prognosi. In questa occasione sarebbe comparso sulla scena anche un coltello.

Il 9 giugno invece, a Uggiate Trevano (intorno alla mezzanotte, in piazza) un gruppo di amici del paese venne aggredito con una torcia che mandava scariche elettriche. La loro colpa era stata quella di «aver guardato male» i coetanei. Poche ore dopo, a Bizzarone, una Hyundai fu inseguita, speronata, fermata e poi danneggiata a colpi di sassi e di roncola. Erano solo amici di quelli aggrediti poco prima.

Insomma, ieri in aula si è parlato di tutto questo, con presenti anche le parti civili assistite dagli avvocati Marcello Iantorno , Erika Muschetto e Mattia Raggi . A deporre pure i carabinieri che intervennero nei vari episodi. L’udienza è stata poi rinviata per ascoltare un’altra lunga serie di testimoni.

Poi, esauriti i testi dell’accusa, la palla passerà alla difesa che potrà mettere sul tavolo la propria tesi, verosimilmente quella che in quegli scontri di “santi” non ce n’erano.

Mauro Peverelli

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