Acsm-Agam, bocciata la vendita  In 5 di maggioranza votano contro
Il momento del voto: 16 pari, delibera respinta

Acsm-Agam, bocciata la vendita

In 5 di maggioranza votano contro

Respinta nella notte la delibera sulla cessione ad A2A. La maggioranza si è spaccata. Determinante il voto di Gaddi (FI), rientrato a sorpresa da Dubai

Il consiglio comunale ha bocciato all’1,30 del mattino di oggi la vendita dell’8,25% di Acsm-Agam al colosso A2A. La delibera ha ottenuto 16 voti favorevoli e 16 contrari, quindi è stata respinta (lo prevede il regolamento in caso di parità). Anche una seconda votazione subito dopo ha confermato la decisione dell’aula.

Il capogruppo di Forza Italia Sergio Gaddi è rientrato appositamente da Dubai (dove si trovava per motivi di lavoro) per portare il suo voto – determinante – all’opposizione di Palazzo Cernezzi. Con l’arrivo di Gaddi il conto dei consiglieri contrari alla vendita è salito a 16 (11 di minoranza, a cui si sono aggiunti 5 dissidenti nella maggioranza: Luigi Nessi e Celeste Grossi di Paco-Sel, Eva Cariboni di Amo la mia città, Gioacchino Favara e Raffaele Grieco del Pd).

In Borsa la mancata approvazione della vendita non ha avuto conseguenze per A2A: il titolo era infatti in positivo (+0,41%)

Una sconfitta bruciante per la giunta di Mario Lucini, in particolare per l’assessore Savina Marelli (Pd), che da settimane lavorava per portare a termine l’operazione. Poco prima del voto il sindaco ha dichiarato: «Ringrazio i consiglieri, sono state espresse valutazioni e posizioni diverse. Credo che nessuno possa dare garanzie sul futuro, ma questo non significa che io non sia assolutamente convinto che la proposta dia garanzie per il futuro di Acsm-Agam e dei suoi lavoratori». E ancora: «Mi conforta che all’esterno di questo consiglio operatori economici e del mondo sindacale siano favorevoli alla vendita». Ha concluso dicendo: «Non perdiamo la faccia, ma vogliamo che Acsm resti viva».

L’esito del voto nei giorni scorsi era sempre stato appeso a un filo, vista la contrarietà di cinque esponenti della stessa maggioranza. Ma l’assenza di due esponenti di minoranza (oltre a Gaddi, Roberta Marzorati di lista per Como) aveva fatto pendere la bilancia della vigilia a favore della cessione voluta dal sindaco Mario Lucini e dalla giunta (con l’astensione di Paolo Frisoni e con l’assenza di Bruno Magatti).


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