Addio a Ines Figini, testimone dei lager

Impiegata alla Ticosa, fu deportata per essersi schierata con gli operai Abbondino d’oro, ai ragazzi diceva: «L’indifferenza è peggio dell’odio»

«Dovete sempre saper perdonare, come ho fatto io: il perdono è l’unico modo per andare avanti e far rifiorire la vita». Ines Figini non può essere ricordata solo come una cittadina comasca deportata ad Auschwitz. Questa severa comasca, dallo sguardo fiero, è stata soprattutto un esempio, oltre che una testimone dei tempi. “È stata” perché di Ines Figini non ci resta che il ricordo. È morta sabato, all’età di 98 anni, la più importante testimone comasca dell’orrore dei lager nazisti. Il funerale sarà celebrato martedì alle 11 nella Basilica del Crocifisso.

«Con Ines Figini è scomparsa una testimonianza importante delle vicende accadute nella più grande fabbrica comasca del tempo, la tintoria Comense - la ricorda lo storico Giorgio Cavalleri - Giovanissima impiegata, poco più che ventenne, aveva partecipato agli scioperi del marzo 1944 contro il regime della Repubblica Sociale Italiana che rispecchiava la protesta più che giustificata per le esasperanti condizioni di vita del popolo. Non era ebrea, partigiana o antifascista, ma si era schierata a favore dei compagni di lavoro durante una manifestazione di protesta».

La colpa di Ines Figini fu dunque quella di essere solidale con i propri colleghi. Dopotutto questa comasca coriacea non è mai stata capace di trovare soluzioni di comodo: ha sempre con fierezza rivendicato il diritto della libertà delle proprie idee.

L’odissea di Ines ebbe iniziò il 6 marzo del 1944 quando, in occasione di uno sciopero proclamato alla Ticosa, si schierò. La giovane Ines finì davanti al questore che le chiese di sospendere lo sciopero. Il suo rifiuto le costò la deportazione.

«Assieme ad Ada Borgomanero era stata inviata nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbruck per quasi due lunghissimi anni - prosegue ancora Cavalleri - ed era riuscita a sopravvivere in condizioni di vita difficilissime al punto che, come ricordato nel volume di Giovanna Caldara e Mauro Colombo “Tanto tu torni sempre”, al ritorno in città’, non era nemmeno stata riconosciuta dalla madre. Nel dopoguerra, aveva trovato il coraggio di partecipare a varie conferenze e incontri nei quali, con grande dignità, raccontava quello che aveva vissuto. Caratterizzata da un tratto signorile e comunicativo, era una persona che chi ha avuto modo di ascoltarla, non potrà dimenticare».

Abbondino d’oro, commendatore della Repubblica, Ines Figini ha sempre portato la propria testimonianza soprattutto ai ragazzi delle scuole.

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