Adolescenti, ricetta contro la solitudine  «Educate i vostri figli al fallimento»
Da sinistra, Franco Castronovo dell’ufficio scolastico, l’imprenditrice Sabrina Colombo, lo psicologo Matteo Lancini, Gaetana Mariani di Villa Santa Maria, Patrizia Conti dell’Asst e il direttore Diego Minonzio butti

Adolescenti, ricetta contro la solitudine

«Educate i vostri figli al fallimento»

Lo psicologo Matteo Lancini: «La distinzione fra reale e virtuale è venuta meno»

Como

La sfida cruciale oggi per i genitori? Educare i propri figli al fallimento. In una società sempre più individualista e del “successo a tutti i costi”, l’adolescenza non passa più tramite il conflitto o la trasgressione, bensì il tema è la delusione.

In tanti, ieri, si sono recati in Camera di Commercio per ascoltare Matteo Lancini. Psicologo e psicoterapeuta, è autore del libro “Il ritiro sociale negli adolescenti, la solitudine di una generazione iperconnessa”.

«Internet e lo smartphone hanno cambiato le esperienze adolescenziali e la distinzione fra reale e virtuale è venuta meno. Le aspettative e la popolarità come elemento fondante della società porta i giovani a confrontarsi con la delusione delle aspettative», ha spiegato il presidente della fondazione Minotauro di Milano e docente al dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca, sottolineando come il divieto non sia però la strada. «I ritirati sociali - continua - sono ragazzi maschi che, con l’arrivo dell’adolescenza, quando dovrebbero andare verso l’autonomia, sviluppano una fobia scolare, si auto recludono e suicidano socialmente».

Gaetana Mariani, presidente e direttore generale di villa Santa Maria Scs, ha portato l’esperienza della propria struttura: «Cerchiamo d’agire con specialisti aggiornati sulle novità continue - ha aggiunto - supervisionando l’utilizzo dei devices, cerchiamo di costruire un pensiero circa l’utilizzo. In diversi casi, si tratta di ragazzi che non hanno vissuto un’infanzia e non hanno avuto genitori capaci di accompagnarli».

Patrizia Conti, responsabile dell’unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Asst Lariana, ha precisato come uno fra i compiti sia «capire come internet sia uno strumento per esprimere patologia con radici da altre parti. Noi dobbiamo andare lì dove il ragazzino è, sia fisicamente ed emotivamente. È sullo smartphone che sta giocando e sperimentando alternative, da lì dobbiamo ritrovare un luogo da cui partire». Fra gli adolescenti che accedono ai servizi, il settanta per cento non va a scuola.

«Il primo segnale è la fobia scolare. Mi sono stati segnalati casi di alunni di terza e quarta superiore sul nostro territorio», ha commentato Franco Castronovo, referente bes/dsa e disabilità dell’Ufficio scolastico provinciale di Como. «La scuola - ha aggiunto - può fare prevenzione sul piano educativo, formando le nuove generazioni a relazioni serene, un uso programmato delle tecnologie con una didattica personalizzata. Inoltre, è chiamata a essere un porto sicuro».

Sabrina Colombo, imprenditrice e fondatrice di “mastermamma.it”, sottolinea come per i suoi due figli adolescenti sia normale stare sui social: «Siamo noi genitori che, a un certo punto, pensiamo d’inserire il nostro modello nella vita dei figli, invitandoli tutto a un tratto a chiudere il loro mondo virtuale». L’incontro, moderato dal direttore de La Provincia Diego Minonzio, è stato organizzato dalla fondazione Vsm di villa Santa Maria centro di neuropsichiatria Infantile onlus, che opera per sostenere le attività di ricerca scientifica di villa Santa Maria Scs, Centro multiservizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza di Tavernerio.


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