Afa e caldo torrido, i turisti si arrendono e la città si svuota

La giornata Temperature superiori ai 34 gradi pochi i visitatori e i turisti ieri in città e sul lungolago - Preoccupa la secca sempre più estesa ai giardini

Como

Attorno alle 18 di ieri pomeriggio all’Aeroclub si registrava una temperatura - in base ai dati del sito meteocomo.it - di 34,4 gradi, in quel momento la più alta rilevata in tutta la provincia. Il clima torrido di questo weekend di metà luglio ha ridimensionato in modo evidente le presenze di turisti e visitatori della domenica, i primi probabilmente rintanati al fresco di qualche ristorante o di qualche albergo, gli altri rimasti a casa. Si è vista meno della metà della gente che siamo abituati a incontrare, traffico sempre scorrevole, posteggi dappertutto. Qualche “eroe” in coda sotto il sole per una gita in battello si è visto comunque, in battello e in funicolare, anche se davvero è bastata un’occhiata per rendersi conto che le temperature rendevano proibitiva qualunque iniziativa.

Non giova neppure lo scenario di questi giorni, uno scenario quasi apocalittico, con il livello del lago sempre più basso, l’acqua sempre più distante dalle sponde, le secche sempre più abbondanti . Impressionanti le immagini del povero Patria, sempre più decadente, abbandonato agli ormeggi di fronte a Villa Olmo, a un passo dal ritrovarsi adagiato in secca sul fondale. Ieri mattina qualche nuvola un po’ più grigia del solito aveva illuso in uno scroscio d’acqua, poi il sole è tornato al suo posto. Previsioni alla mano rischia di cambiare davvero poco anche nei giorni a venire: sole, sole e ancora sole, con temperature destinate a orbitare sempre attorno a quota 32, 33 gradi. Qualcuno dice che potrebbe piovere dalla prossima settimana, ma si tratta di previsioni vaghe, senza nessuna certezza. Buona l’affluenza ai lidi, quantomeno nelle ore meno calde. Soliti tuffi ancorché vietati - all’altezza del nuovo “lido” popolare del Tempio Voltiano, dove la presenza di personale della Protezione civile non ha impedito di continuare a bagnarsi.

I volontari in uniforme arrivano, invitano i bagnanti a uscire, poi si allontanano di qualche metro e i bagnanti tornano a bagnarsi. Se non altro, la presenza della Protezione civile garantisce un minimo di sicurezza in più nel caso di incidenti. Il timore è quello che la lunga fascia di terra riemersa alla foce del Cosia vada ulteriormente espandendosi anche nei giorni a venire. La Regione ha raggiunto un accordo con i gestori dei bacini artificiali in quota, che dovrebbero rilasciare qualche milione di metri cubi d’acqua per dare una mano al Lario. Si vedrà. L’unica soluzione definitiva non potrà che arrivare dal cielo. E per il momento non arriverà.

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