Alunno positivo, maestre in quarantena  «Ma così le elementari chiuderanno»
La scuola di via Fiume

Alunno positivo, maestre in quarantena

«Ma così le elementari chiuderanno»

Una nuova disposizione di Ats costringe le insegnanti ad assentarsi dalle classi

«Così è difficile andare avanti». A un mese dall’inizio delle lezioni, stanno aumentando sempre più le classi in quarantena e il numero degli studenti positivi. La situazione, però, complici le ultime indicazioni fornite da Ats Insubria, rischia di complicarsi ancora di più, soprattutto se i docenti delle elementari vengono considerati “contatti stretti”, al pari degli insegnanti delle materne, quindi, potenzialmente soggetti alla quarantena.

Se i contagi aumentassero molto, la situazione potrebbe diventare precaria, come sottolinea la preside dell’istituto comprensivo Como Centro Valentina Grohovaz.

Manca sempre personale

«Inizialmente - spiega la dirigente - il comitato tecnico scientifico considerava contatti stretti solo le maestre della scuola dell’infanzia. Mercoledì, attraverso una comunicazione scritta, Ats Insubria ha sottolineato come valesse anche per le insegnanti delle elementari. E non solo quelle assegnate alle prime o alle seconde, bensì tutte le classi. Ho avuto casi in cui le insegnanti sono dovute rimanere a casa, in quarantena: ciò crea una difficoltà organizzativa non da poco. Al momento, abbiamo trovato rimedi poiché le classi in isolamento erano poche, ma se aumentano, così come sta succedendo in questo periodo, allora la faccenda si complica».

In più, questa volta, più degli altri anni, è davvero faticoso per le scuole completare l’organico. Oltre ai “soliti” buchi, cui va aggiunto l’aumento di lavoratori considerati “fragili, è complicato trovare docenti che accettano le nomine. «Posso capire se il principio fosse applicato per le prime classi, le quali possono richiedere un contatto più stretto con i bambini – continua Grohovaz – ma dalla terza in avanti non ne capisco il senso. Se tengono la distanza di due metri e indossano la mascherina, rispettando tutte le precauzioni, perché dovrebbero essere costrette a restare in casa? Peraltro, sono gli stessi docenti a essere dispiaciuti e avviliti».

Un altro punto dolente riguarda le tempistiche di comunicazione da parte di Ats. Se prima erano più celeri, oggi lasciano spesso le scuole, fra la comunicazione di un tampone positivo di un alunno alla quarantena, in una sorta di limbo. «C’è stato detto che non tutti gli isolamenti saranno uguali – spiega la dirigente – e si valuterà volta per volta». Ieri si è registrato un caso in via Fiume: «E al momento non sappiamo se il periodo sarà di dieci o quattordici giorni. A me va bene che siano scrupolosi e, devo dirlo, gli operatori con cui mi sono interfacciata sono stati molto disponibili, ma così non abbiamo certezze».

Difficile comunicare con Ats

«Alcuni docenti si sono visti rimandare il tampone - prosegue la dirigente -: però, finché non arriva l’esito negativo, non posso tornare in classe. Sono solidale con l’Ats, capisco che la situazione sia caotica, ma questo meccanismo, messo in piedi per consentire alla scuola d’andare avanti, ora si sta ingolfando».

Pur senza voler innescare polemiche, diversi presidi lamentano difficoltà comunicative con Ats. Inoltre, pesa la momentanea assenza del provveditore, capace di recepire le istanze delle scuole del territorio ed esserne anche portavoce. Un caso di positività al virus, con la classe in quarantena, è stato segnalato ieri anche al Cias, la scuola professionale in viale Battisti.


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