Asili e nidi, a rischio oltre 2mila posti La colpa? Delle misure anti Covid-19

Asili e nidi, a rischio oltre 2mila posti
La colpa? Delle misure anti Covid-19

Le strutture private in crisi: «Il 25% potrebbe non riuscire a riaprire» - Nel pubblico lista d’attesa di 150 piccoli, materne alle prese con il grande problema del distanziamento

Lunghe liste d’attesa e istituti paritari che rischiano di non riuscire a riaprire, con un problema potenziale per oltre duemila bambini in provincia.

In attesa delle linee guida regionali, a due mesi circa dalla ripresa la situazione per gli asili nido e le scuole materne lariane è preoccupante e, di conseguenza, lo è per le famiglie, sempre più a caccia di certezze.

Per quanto riguarda i nidi comunali, riapriranno tutti e nove. Il problema riguarda il rapporto “educatore bambino”, alla luce delle norme anti Covid. Se restasse un educatore ogni sei alunni, la lista d’attesa sarebbe composta di 101 domande, simile a quelle di dodici mesi fa (furono 109). Se invece, come vale per i centri estivi, diventasse uno a cinque, allora a quel punto resterebbero fuori 154 bambini, a fronte di 47 accolti. Tre su quattro, quindi, sarebbero esclusi. Servirebbe, quindi, assumere una trentina di educatrici.

Sul sito del Comune sono pubblicate le graduatorie, sebbene, come scritto in evidenza, si tratti di una lista provvisoria e «non rappresenta garanzia alcuna di assegnazione del posto, essendo state redatte adottando un ipotetico rapporto numerico di 1:5 per educatore bambino». I posti disponibili, i tempi e le modalità organizzative delle attività per il prossimo anno educativo «potranno essere definite solo a seguito dell’emanazione delle linee guida operative governative e regionali da applicare e alla conseguente riorganizzazione del servizio».

In generale, il nido con la richiesta inevasa più alta è via Zezio con 44. Seguono via Palestro (40), via Giussani (36), via Italia Libera (24), Albate (23), via Passeri (16), Sagnino (12), Monte Olimpino (11) e Lora (9). Il numero totale, in questo caso, va scremato dalla prima e dalla seconda scelta da parte delle famiglie.

Il Comune, intanto, ha deciso di scontare la retta di giugno per il servizio non usufruito. Però, date le condizioni attuali, moltissime famiglie rischiano di trovarsi in grosse difficoltà e dovranno organizzarsi con baby sitter o rivolgersi alle strutture educative paritarie. Ma quest’ultime non se la passano bene, come testimonia Chiara Cattaneo, coordinatrice provinciale Fism Como: «Arriviamo da quattro mesi di chiusura,– spiega –. Al momento, parecchie delle nostre scuole sono in difficoltà. Non abbiamo ricevuto contributi, né straordinari né ordinari, dal Governo, dal Ministero, dalla Regione o dal Comune». Pochissime hanno aperto il centro estivo, affidandosi solo alle proprie forze. «Ancora non sappiamo – continua Cattaneo - quali potrebbero essere i rapporti numerici fra i bambini e gli educatori, oltre alle distanze da mantenere. Potrebbe essere necessario rivedere gli orari e i servizi. Navighiamo a vista, certo la situazione mette in difficoltà noi e le famiglie».

Per avere un’idea del rischio, è sufficiente guardare il numero di bambini iscritti nell’ultimo anno scolastico alle scuole dell’infanzia e ai nidi in provincia aderenti all’associazione lariana: sono in totale quasi novemila.

A oggi, la stima dell’associazione è che il 25 per cento degli istituti sia in difficoltà e potrebbe addirittura non aprire. Sarebbe un gigantesco problema per circa 2200 piccoli e le loro famiglie su tutto il Comasco. «Siamo definiti “paritari” – conclude Cattaneo – ma la definizione non dovrebbe valere solo per gli obblighi. Servono fondi versati direttamente nelle casse degli istituti e, al contempo, meno burocrazia, così da dedicare tanto tempo ai bambini».


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