Bruni interrogato dal giudice  «Quei titoli erano validissimi»
L?ex sindaco Stefano Bruni, 53 anni, sul cantiere per la realizzazione delle paratie in una immagine d’archivio

Bruni interrogato dal giudice

«Quei titoli erano validissimi»

L’ex primo cittadino si è difeso nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Per il momento rimane in carcere, ma potrà vedere i suoi familiari

È durato circa un’ora questa mattina, lunedì 30 maggio, nel carcere milanese di San Vittore, l’interrogatorio di garanzia dell’ex sindaco di Como Stefano Bruni arrestato, lo ricordiamo, giovedì scorso con le accuse di bancarotta e abusivismo finanziario. Assistito dall’avvocato Giuseppe Sassi, Bruni avrebbe risposto a tutte le domande del gip, ribadendo di essere stato sempre convinto della bontà delle operazioni eseguite con le obbligazioni Jp Morgan, i titoli della ormai celebre”serie X” al centro dell’indagine della procura milanese.

Bruni, per il momento, rimane a San Vittore. Il suo avvocato non ha inteso presentare, almeno per ora, alcuna richiesta, che potrà tutt’al più maturare più avanti. In compenso, l’ex sindaco potrà quasi sicuramente cominciare a incontrare i suoi familiari, la moglie e i figli.

L’inchiesta lo ricordiamo, riguarda un giro di titoli obbligazionari che, secondo i funzionari di Jp Morgan Italia, non avevano copertura finanziaria, tant’è vero che - lungi dall’essere venduti - venivano semmai proposti a titolo di benefit gratuito per quegli investitori che avessero scelto di comprare altri titoli “reali”. Bruni se ne sarebbe servito, con gli altri quattro indagati, per ricapitalizzare la società Mazal, una srl che necessitava di 10 milioni di euro per poter esercitare l’attività di riscossione tributi in nome e per conto di centinaia di Comuni italiani.

L’ex sindaco avrebbe venduto i titoli a Mazal, agendo insieme all’imprenditore di Cermenate Daniele Bizzozero - presidente del Calcio Lecco - e su mandato di un cittadino olandese residente a Lugano, Johannus Demers, lui pure finito in carcere, “titolare” di ben 199 milioni di dollari Usa in titoli della “serie X “.

Secondo l’accusa, una delle ragioni per le quali né Bruni né gli altri indagati possono sostenere la propria buona fede, risiede nel fatto che dieci milioni di euro in titoli obbligazionari fossero stati venduti al prezzo di un solo milione, somma che - sempre secondo la tesi della Procura - Bruni e gli altri due si spartirono equamente.


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