Butti (FdI) sul caso Como  «Bivacchi e degrado,  situazione fuori controllo»
Una senzatetto dorme distesa in un sacco a pelo sotto i portici di piazza Perretta

Butti (FdI) sul caso Como

«Bivacchi e degrado,

situazione fuori controllo»

Il parlamentare comasco sollecita l’intervento dell’amministrazione comunale a fronte delle persone che dormono per le strade del centro e chiedono l’elemosina ai giardini a lago

Apprezzo molto che anche il ministro Locatelli riconosca l’esistenza di un problema che ho sollevato un anno fa, è una novità importante». Il senatore Alessio Butti, Fratelli d ’Italia, parte da qui, o meglio riparte da dove si era interrotto il dialogo a destra sulla gestione dei migranti nella nostra città, con la decisione, assunta d’imperio del ministero dell’Interno, segnatamente dal sottosegretario Nicola Molteni, di chiudere d’emblée il centro di via Regina Teodolinda (punto di accoglienza allestito dalla Prefettura per far fronte ai massicci arrivi di tre estati fa). Una scelta non condivisa da Butti, che chiese di mantenere aperta la struttura per dare un tetto ai troppi stranieri privi di dimora che improvvisano bivacchi notturni sotto il colonnato dell'ex chiesa di San Francesco, sotto i portici Plinio, all’ingresso del Liceo Volta, al Crocifisso. Sarebbero, secondo le stime che circolano tra le associazioni che si occupano di loro, più di trecento. Ora Butti rilancia l’idea del dormitorio permanente e invita tutti, Comune, diocesi e privati, a fare la propria parte.

Onorevole Butti, cosa è cambiato rispetto all’anno scorso?

Poco o niente, mi pare. L’emergenza migranti è tutt’altro che risolta con la chiusura del centro di via Regina Teodolinda. Lo dico senza nessun intento polemico. È passato un anno, e mi pare che il problema sia sempre all’ordine del giorno, è un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Gli indicatori in materia concordano sul fatto che i flussi di stranieri continueranno, soprattutto di quelli che vedono nella nostra città un trampolino per andare all’estero. E sono centinaia, senza dimora, a cui si stanno aggiungendo sempre più italiani in difficoltà.

Chi ne fa un problema di decoro e chi invece di dignità...

E io dico che si tratta di entrambi. Non è questione di essere buonisti o meno. Dignità in primis, per le persone, tutte, che siano italiane o straniere, di qualunque colore, che non possiamo tenere per strada e alle quali dobbiamo dare un tetto. E decoro per la città, perché si tratta di governare un fenomeno fuori controllo, con i bivacchi notturni e l’accattonaggio a livelli parossistici e problemi igienico sanitari e di sicurezza.

Quali in particolare?

Non è mia intenzione abbinare la questione dell’immigrazione al concetto di sicurezza, ma esiste il problema oggettivo che non conosciamo tutte le persone che vengono qui. Mi riferisco agli irregolari, per i quali la legge prevede il rimpatrio. Un compito che spetta al governo, e che potrebbe essere facilitato dalla presenza di strutture comunali, che esercitano un certo tipo di controllo.

E poi ci sono i regolari.

Per i quali ripeto sarebbe opportuno prevedere un dormitorio per la tutela della dignità dell’uomo, di qualsiasi colore, razza o religione, e per il decoro della città. E ci sono pure i cosiddetti semi irregolari, gente che dovrebbe essere a posto con i documenti, ma che non lavora e che si trascina per la città.

Anche in questo caso un problema di decoro?

Non saprei. Un problema sicuramente. Prendiamo per esempio l’elemosina: in una società che funziona, dovrebbe essere l’eccezione trovare una persona che chiede aiuto. E in quel caso la si fa anche volentieri. Ma una trentina di questuanti nel raggio di cinquecento metri, sono il segnale che qualcosa non va. E purtroppo Como è così. Altro esempio, i giardini a lago, dove stazionano decine di giovanotti nullafacenti, che appena vedono una macchina delle forze dell'ordine se la danno a gambe. È normale tutto questo? Io dico di no e, ripeto, non è questione di buonismo o meno. Fanno bene i comaschi a lamentarsene. È questione di affrontare i problemi e cercare di risolverli.

Va in questa direzione la proposta che emerge dalla città di prevedere un dormitorio.

Che cosa può fare il Comune?

Non voglio entrare nel merito del dibattito in corso sul dormitorio. I servizi sociali sono molto sensibili sull’argomento e stanno facendo un ottimo lavoro. Ma quando un anno fa avevo sollevato la questione, venni malamente apostrofato, e sembrava che la chiusura del centro di via Regina Tedolinda fosse la soluzione di tutti i mali. Ora mi pare che il problema sia ancora tutto da risolvere, solo uno stolto non lo vedrebbe.

Quali strutture potrebbero accogliere il dormitorio?

Il patrimonio immobiliare del Comune è molto ampio, così come è ampio quello della diocesi. A nessuno è sfuggita la vendita dell’ex seminario maggiore in viale Battisti. Ecco, quando sento i sacerdoti, che io ascolto in chiesa perché sono praticante, predicare l’accoglienza, mi aspetterei anche da loro un passo in questa direzione. E molto, naturalmente potrebbero fare anche i privati.


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