Cacciari e Giorello al Festival della luce  In 500 al Politecnico per l’incontro
Como aula magna del Politecnico - Massimo Cacciari e Giulio Giorello (Foto by Carlo Pozzoni)

Cacciari e Giorello al Festival della luce

In 500 al Politecnico per l’incontro

Successo per l’ultimo appuntamento del festival, ieri sera a Como

Como

«La luce è il nostro orizzonte». Massimo Cacciari, insieme a Giulio Giorello, chiude il Festival della luce.

Ieri sera nell’aula magna del Politecnico, in via Castelnuovo, tutto esaurito per il dialogo tra due personaggi di spicco del panorama culturale italiano. Il tema scelto era quello che dà il titolo alla rassegna.

Cacciari, filosofo e politologo, è salito sul palco insieme al filosofo della scienza Giorello, per illuminare - è proprio il caso di dirlo - l’affollata platea. «La luce è ciò che sappiamo - ha spiegato Cacciari in una breve introduzione - In questo senso è il nostro orizzonte, perché oltre, alla velocità della luce, noi non abbiamo più informazioni. È la nostra barriera. Noi siamo della luce, apparteniamo al mondo della luce, per questo da sempre per l’uomo la luce ha una grande rilevanza simbolica».

La lezione del filosofo veneziano è passata dai pensatori dell’antica Grecia alla teologia, alla luce nella storia. E la conoscenza nell’ombra? «La luce deve apparire nelle tenebre - ha detto ancora Cacciari - proprio per permetterci la conoscenza». Facile, per due abili divulgatori, legare al tema della luce la filosofia.

Giorello poi è un maestro nel creare paralleli e analogie. «Partirò da Leopardi - ha esordito - quando diceva che la luce è la stessa cosa della vita, perché un viandante senza luce non si muoverebbe e se la luna tramontasse svanirebbero le ombre». Poi è passato a Popper, all’illuminismo e alla testa di Newton accesa come una lampadina da una mela caduta da un albero. «Quando Newton pensava al pomo che gli cadeva in testa - ha raccontato Giorello - usava la filosofia, perché pensava ad una analogia precisa, ovvero alla Luna che al contrario della mela non cadeva in testa alla Terra».

Il dialogo, iniziato alle 21, ha incollato alle poltroncine quasi 500 comaschi.


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