Calcio Como, gol per l’integrazione  Una squadra composta solo da disabili
Ieri allo stadio, con i calciatori e l’allenatore del Como, consegna del materiale per l’inizio degli allenamenti

Calcio Como, gol per l’integrazione

Una squadra composta solo da disabili

Progetto della società con Asst e le Fondazioni Comasca e Somaschi. Gruppo di bambini da 6 a 11 anni: «Diventerà una formazione del nostro settore giovanile»

Quattro realtà del territorio unite per un importante progetto: una squadra di calcio, interamente composta da ragazzi affetti da disabilità intellettiva e relazionale, che sarà gestita come una formazione “vera”. E la società di calcio in cui tutto questo avverrà, primo caso in Italia nel professionismo, è il Calcio Como. Un’efficace sinergia ha infatti portato il Como a sviluppare con la Fondazione Somaschi, l’Azienda socio sanitaria territoriale Lariana e la Fondazione provinciale della Comunità Comasca un progetto, chiamato “Fuori-classe”, che comincerà concretamente venerdì prossimo.

Anzi, si può ben dire che sia già cominciato. Perché, ieri allo stadio Sinigaglia, il progetto ha preso il via con la consegna dei “kit” da allenamento ai ragazzi, tutti dai 6 agli 11 anni, che cominceranno ad allenarsi insieme sul campo in erba sintetica in viale Varese. Una consegna speciale ed emozionante, perché tutti i cartellini con i tesseramenti sono stati personalmente consegnati nella sala trofei del Sinigaglia da Fabio Gallo, allenatore del Como, mentre i giocatori della prima squadra – davvero pochi gli assenti, e tutti giustificati - hanno dato ai ragazzi borsa, tuta e gagliardetto del Como, oltre al libro “Cuore azzurro cielo” dello scrittore-tifoso Andrea Vitali. Sul campo, la squadra sarà seguita da Andrea Scanziani, tecnico del settore giovanile del Como, affiancato dall’educatore Emanuele Barreca della Fondazione Somaschi: l’esperienza durerà un anno ed è cofinanziata dalla Fondazione provinciale della Comunità Comasca.

«I valori del Como non falliscono e non vanno mai in esercizio provvisorio – ha detto con una battuta Samuele Robbioni, mental trainer della società -: l’obiettivo è coinvolgere i ragazzi in un’esperienza che li possa aiutare a sviluppare le proprie capacità e a confrontarsi con i propri limiti. La squadra sarà seguita come una delle nostre formazioni del settore giovanile».

Raggiante la dottoressa Nadia Fteita, responsabile della Struttura Semplice Disturbi specifici dell’apprendimento: «È una sfida di gruppo, che offre ai ragazzi un percorso extraospedaliero. In un’attività sportiva si possono condividere obiettivi, emozioni, interessi e il rispetto delle regole. Ed è un progetto rivolto anche ai genitori, che possono scoprire nel figlio nuove potenzialità». «Il Como e tutti i soggetti interessati hanno dimostrato grande sensibilità – ha detto il dottor Claudio Cetti, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’ospedale Sant’Anna -: c’è tanto bisogno di progetti come questo, di inclusione e integrazione nella società».

Il Como, inoltre, inviterà di tanto in tanto i ragazzi al centro di Orsenigo, per assistere agli allenamenti della prima squadra. E alcuni giocatori, quando potranno, saranno sicuramente a bordo campo per le sedute di allenamento di questa squadra speciale. Non è per ora prevista l’iscrizione ai campionati federali, ma non è detto che, prima o poi, nell’ottica di un’integrazione ancora più forte, non si possa fare questo grande passo ulteriore.

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