Case di riposo care  e non si trova posto
La Ca’ D'Industria di Como (Foto by Andrea Butti)

Case di riposo care

e non si trova posto

Tremila in lista d’attesa nelle strutture in provincia di Como

Como

Anche gli ospedali faticano a trovare un letto nelle rsa agli anziani che hanno subito operazioni ed interventi, le liste d’attesa sono lunghe e i costi sono spesso proibitivi, nel prossimo futuro il sistema è a rischio collasso.

Sul portale dell’Ats Insubria figurano 3340 posti a contratto, in parte economicamente coperti dalla Regione, all’interno delle residenze per anziani di Como e provincia tolte le zone del lago tra Menaggio e Gravedona. Su 43 strutture censite quelle che hanno dei posti liberi si contano sulle dita di una sola mano, al contrario le liste d’attesa aggiornata a fine 2018 hanno numeri importanti.

I letti in città sono tutti occupati salvo in una struttura, la casa Marcellina; anche usciti fuori dalla convalle non è semplice trovare una residenza pronta ad accogliere. In provincia i cittadini in fila per chiedere un letto alla rsa di Appiano sono più di 430, in 268 bussano alla porta della rsa di Lomazzo. Al giorno il costo a Como città varia da un minimo di 57 euro a un massimo di 119, da 1700 a 3500, la media si aggira intorno ai 2mila. «All’atto delle dimissioni abbiamo difficoltà ad inserire i pazienti nelle rsa - spiega Doris Mascheroni, primario di medicina e oncologia di villa Aprica - soprattutto le persone anziane non più in fase acuta che non possono però stare in autonomia a casa e che hanno bisogno di un sostegno».

Vanno in crisi le dimissioni protette, ma anche per il singolo cittadino conquistare un letto è un’impresa. «È la gestione del post operatorio in quel momento in cui si è troppo sani per restare in ospedale e troppo malati per stare a casa da soli - dice Sergio Pomari, responsabile dei pensionati per la Cgil di Como - Il nostro sistema sanitario pecca nella continuità della cura, l’assistenza domiciliare spesso non viene attivata, infermieri e fisioterapisti di rado bussano alle porte dei pazienti dimessi e molte persone sono costrette a chiedere aiuto ai parenti».


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