Caso Lanzara, il sindaco tace ancora  E sui controlli più rigidi vincono i “no”
Il sindaco Mario Landriscina in consiglio comunale

Caso Lanzara, il sindaco tace ancora

E sui controlli più rigidi vincono i “no”

Nuovi strumenti per evitare casi analoghi? Lega, Fratelli d’Italia e lista civica si erano opposti

Silenzi, trasparenza a giorni alterni, nomine discutibili e procedure per la scelta dei rappresentanti del Comune nelle società partecipate vecchie di 12 anni e che la maggioranza dei consiglieri non vuole rivedere.

Il secondo caso, in pochi mesi, della nomina di una persona condannata in enti controllati da Palazzo Cernezzi, o dei quali l’amministrazione ha quote sociali, non sembra voler smuovere il mondo della politica cittadina. Che, di fronte alla notizia che Paolo Lanzara, commercialista recentemente finito ai domiciliari per bancarotta, condannato un anno e mezzo fa in primo grado a 5 anni per associazione a delinquere, non sembra voler intervenire per congelare la sua nomina nel collegio sindacale di Acsm-Agam. Nomina decisa dal sindaco Mario Landriscina.

Contattato ieri pomeriggio, per la seconda volta in due giorni, l’ufficio stampa del Comune non è stato in grado di fornire una posizione ufficiale da parte dell’amministrazione. In particolare non è stato possibile ottenere risposta dal primo cittadino, al quale abbiamo posto due quesiti: alla luce di quanto emerso si pensa di chiedere formalmente a Lanzara un passo indietro riguardo all’incarico? E, alla luce del caso Lanzara ora e del caso di Gianluigi Rossi, condannato in via definitiva per bancarotta e nonostante questo nominato nel Cda di Como Servizi Urbani (si è dimesso dopo che la condanna è stata pubblicata su queste colonne), si pensa di modificare i criteri di scelta e di nomina?

A quest’ultima domanda una risposta indiretta è arrivata il 21 ottobre scorso quando la lista Rapinese aveva presentato un ordine del giorno per «impegnare sindaco e giunta ad adottare più efficaci strumenti di controllo» nella selezione dei candidati e, nel suo intervento, il consigliere Fulvio Anzaldo spiegò: «Rendiamo obbligatoria la presentazione del certificato dei carichi penali pendenti». Quella proposta incassò il no del sindaco, della lista Insieme (Francesco Brenna, Sabrina Del Prete, Elena Maspero), della Lega compatta ( Giampietro Ajani, Claudio Borghi Aquilini, Alessandro Molteni, Ivan Noseda, Pierangela Torresani e Andrea Valeri), di Fratelli d’Italia (Alessandra Bartulli, Lorenzo Cantaluppi, Sergio De Santis), di Anna Veronelli di Forza Italia (gli altri esponenti del partito si astennero) e di Antonio Tufano della lista mista.

Domani Vittorio Nessi, ex magistrato e consigliere di Svolta Civica, tenterà di nuovo a proporre di modificare norme ormai desuete. Richiamando l’ordine del giorno della lista Rapinese, il consigliere chiede ai suoi colleghi di inserire «l’esplicita richiesta ai candidati a ruolo di rappresentante del Comune presso enti, aziende e istituzioni di presentare un’autocertificazione che attesti lo stato dei propri carichi pendenti» .

Tornando al caso Lanzara e al silenzio del Comune, c’è anche da registrare una mancanza - non da poco - sul sito istituzionale di Palazzo Cernezzi. Nella sezione “amministrazione trasparente”, infatti, la dichiarazione obbligatoria con cui il commercialista comasco assicurava di non aver motivi per non essere scelto come membro del collegio sindacale di Acsm-Agam, e non trovi nulla. Ci sono le dichiarazioni dei rappresentanti di Villa Erba, Csu, Comocalor, Spt e del presidente di Acsm-Agam. Ma della lettera di Lanzara, nessuna traccia.


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