«Chiudere via del Dos? Una scelta politica»: la lettera dal presidente di Colisseum

Il caso Mancano pochi giorni alla scadenza della concessione della struttura alla cooperativa e il presidente Gabriele Romanò scrive una lettera per fare il punto della situazione

«Chiudere via del Dos? Una scelta politica»: la lettera dal presidente di Colisseum
Gabriele Romanò, presidente di Colisseum, e al suo fianco Franco Campanella, vicepresidente
(Foto di Butti)

Il caso di via del Dos è ancora lungi dal dirsi risolto. Di fatto manca poco più di una settimana alla data stabilita dal Comune e dal sindaco Rapinese per la fine della concessione dell’infrastruttura alla cooperativa Colisseum. Gli animi però sono ancora molto caldi e il tempo è sufficiente per tenere alta l’attenzione sulla piscina in questione.

«In merito al tanto nominato, ma poco dibattuto tema della sicurezza della struttura di via del Dos - scrive Roberto Romanò, presidente della cooperativa Colisseum, in una lettera - e, in particolare della piscinetta, occorre a questo punto, a giudizio di chi scrive, fare chiarezza, andando al di là delle possibili strumentalizzazioni delle informazioni frammentarie, degli slogan e dei proclami. La struttura di via Del Dos è stata realizzata a fine anni settanta, è quindi datata, il fenomeno del deterioramento del cemento al di sotto della vasca piccola non risale a pochi giorni fa ed è il risultato (in questo caso accentuato per una serie di fattori propri di quell’ambiente) del processo di carbonatazione del calcestruzzo, che provoca l’ossidazione delle armature metalliche presenti nelle strutture [...]».

Nella stessa lettera il presidente di Colisseum ripercorre le misure prese dalla cooperativa per sincerarsi della sicurezza della struttura: «Chi scrive non è un ingegnere, quindi non mi addentrerò oltre in questo campo, ma la logica conseguenza che ciascuno può trarre, pensando al fatto che la struttura è datata, è che le capacità prestazionali meccaniche proprie della stessa si sono ridotte. Di quanto? Oggi non lo sappiamo, perché per determinarlo bisognerebbe fare delle prove “a caldo” che non sono state eseguite. Proprio perché tali prove non sono state eseguite, per poter proseguire con le attività che si svolgono all’interno degli ambienti in totale sicurezza, Colisseum, al di la dei propri obblighi contrattuali, prudentemente, ha incaricato nel 2020 un ingegnere, specializzato in tale materia, perché studiasse, in attesa di un intervento definitivo da parte del Comune, un’opera provvisionale, che rendesse totalmente sicura la soletta. La soluzione prospettata dal progettista è stata quella del puntellamento. [...]

«La struttura è sicura» secondo il presidente di Colisseum

Provvisionale non vuole dire improvvisate: i calcoli sulla tenuta alle sollecitazioni meccaniche di queste strutture, compresa quella studiata per la messa in sicurezza della vasca piccola di via Del Dos, sottendono alle leggi della fisica ed a calcoli matematici, discipline scientifiche, con le quali si affrontano – e si risolvono - i problemi in maniera razionale, non di pancia, senza ambiguità e sgombrando il campo dai dubbi.

La richiesta che Colisseum ha fatto all’ingegnere incaricato per il progetto esecutivo è stata ben precisa: il puntellamento doveva essere in grado non tanto di sopperire alla ridotta capacità prestazionale meccanica della soletta (dato questo non noto), compensandola, ma di vicariare la soletta stessa in toto. Ciò significa che, al di là dello stato emotivo reattivo che le foto che abbiamo visto possono naturalmente scatenare in ognuno di noi, la struttura è sicura, perché anche in caso di completo cedimento della stessa (ovvero se anche la struttura non avesse più alcuna tenuta meccanica), questa sarebbe sorretta dalla rete di puntelli realizzata».

«La soluzione del puntellamento non è definitiva»

Il puntellamento è, nelle parole di Romanò stesso, una soluzione non di lungo termine: «Sempre per sgombrare il campo dai dubbi, chi scrive non vuole assolutamente asserire che questa soluzione sia quella definitiva. Siamo ben consci che una soluzione duratura debba essere studiata ed applicata, ma quanto detto sopra consente di affermare che non vi è la necessità urgente di interdire l’uso della vasca (cosa molto diversa dal dire ci accontentiamo di quanto provvisionalmente realizzato e non ci pensiamo più per i prossimi quindici anni)».

Nella lettera non mancano anche le richieste di maggiori informazioni da parte del Comune su come si progetta di intervenire sulla struttura di via del Dos: «Il Comune (e qui spero di poter essere smentito) non ha ancora comunicato la pianificazione di un cronoprogramma preciso per l’intervento del caso. Chiudere oggi per iniziare i lavori tra quanti mesi? L’unica lavorazione al momento prospettata a giustificazione della chiusura riguarda la sostituzione delle caldaie, argomento che riguarda l’efficientamento energetico, non il miglioramento degli indici di sicurezza. [...]

«Sembra che il piano A, tenere la struttura aperta, non sia mai stato tenuto davvero in considerazione»

Le richieste che Romanò rivolge al sindaco Rapinese riguardano in particolar modo chi frequenta la piscina per socpi terapeutici e riabilitativi: «Quello che da tempo Colisseum e le altre parti interessate chiedono al Sindaco (mi permetto di interpretare, in tal senso, il moto di protesta anche delle altre associazioni che la decisione e la comunicazione delle soluzioni previste dal “Piano B”, prospettato dal Comune, ha ingenerato) è questo: affrontare i problemi legati al funzionamento del Centro e dei servizi con razionalità e attenzione, perché in gioco ci sono i diritti fondamentali delle persone, come il diritto alla salute e ad avere una vita dignitosa».

La lettera di Romanò prosegue con il resoconto dei provvedimenti presi da Colisseum negli ultimi mesi - tra cui una riverifica dell’opera provvisionale operata da un secondo ingegnere, il ricorso al Tar a seguito di un’intimazione di chiusura immediata della vasca piccola e la riapertura seguita alla sentenza de giudice - e rievocando il tavolo di confronto più volte richiesto con l’amministrazione comunale.

«La scelta di chiudere via del Dos è politica, non tecnica»

Si conclude con queste parole la lettera che Gabriele Romanò scrive a pochissimi giorni dalla chiusura della struttura di via del Dos: «Come Presidente, come operatore, come persona sensibile alle problematicità che la chiusura del Centro genererà, per moltissime persone che già vivono situazioni quotidiane di difficoltà, mi aspetto che il tavolo di confronto si possa aprire e che tutti si possa lavorare per il bene comune. In questa occasione mi sento di contraddire l’affermazione inserita nella nota con cui l’Amministrazione comunica che non verrà concessa proroga a Colisseum per la continuazione della conduzione del Centro, decretando di fatto la chiusura della stessa, laddove si dice che tale scelta non è politica, ma di natura squisitamente tecnica.

Mi chiedo se la possibilità di mantenere aperto l’impianto, garantendo anche la tranquillità di chi firma gli atti, sia stata valutata dopo aver prospettato diverse soluzioni tecniche applicabili (con l’aggiunta di ulteriori puntelli, con il rifacimento intero della rete di puntellamento avente interassi minori e quindi maglie più strette, con l’inserimento di putrelle di acciaio, di pilastri in muratura, ecc.). Solo per onor di cronaca, ricordo qui brevemente che, nel 2020, l’opera di puntellamento, che allora comportò anche la realizzazione di una platea di 160 metri quadrati in cemento nei locali interrati, durò cinque giorni, non comportò l’interruzione dei servizi – solo il fermo di un paio di giorni della vasca più piccola e l’interdizione di una piccola porzione di parcheggio. La piscina piccola è ancora li!».

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