«Clienti scomparsi in centro storico»
L’aumento dei casi svuota bar e negozi

In città murata poche persone a spasso. L’allarme dei commercianti: «Lavoriamo molto poco. E il caro bollette aumenta vertiginosamente i costi»

I clienti sono sempre meno e, allo stesso tempo, le bollette diventano più care. È il costoso paradosso che si stanno trovando ad affrontare i bar e i negozi di Como: lo smart working e i numeri così alti di contagi hanno svuotato il centro ma, ovviamente, i conti del gas e della luce arrivano lo stesso. E sono sempre più salati.

«Purtroppo non c’è davvero in giro nessuno – commenta Marco Viganò , bar La Quinta di piazza Perretta – si lavoricchia il sabato e la domenica, per il resto il centro sembra deserto. Noi abbiamo deciso di tenere aperto perché, comunque, dobbiamo pagare l’affitto e, se chiudessimo, anche quel poco che facciamo ci verrebbe a mancare». La Città dei balocchi ha riportato parecchia gente in città, soprattutto in arrivo da fuori Como. Ma, una volta terminata la kermesse natalizia, la città murata si è svuotata. «Sono ormai 16 anni che sono qui e non mi spiego questo vuoto – aggiunge Viganò – da una parte, sono tanti i positivi e forse c’è davvero un po’ di paura. Poi, il Covid ha cambiato le abitudini delle persone. Le bollette? Ovviamente continuano ad arrivare e sono più care del solito».

A questo proposito, secondo un’analisi di Confcommercio la crisi dei mercati dell’elettricità e del gas comporteranno una maggiore spesa energetica di oltre 11 miliardi per le famiglie e aumenti di elettricità e gas intorno al 40% per le imprese.

Spese alte, incassi bassi

«Sono vere e proprie salassate – spiega Angela Cuomo , Caffè & Caffè di via Luini – Per quanto riguarda le persone in città, già dal weekend dell’epifania ho notato una forte diminuzione. Ora è un deserto. Il motivo? Intanto, ci sono pochissimi turisti. Da una parte, ci sono tanti comaschi positivi o in quarantena. Dall’altra, ci sono anche le difficoltà economiche a pesare e a influire negativamente sui consumi».

Girando per il centro, si notano tantissime serrande abbassate da parte degli esercenti. Altri, invece, hanno ricominciato le attività da poco, come il Pronobis di via Lambertenghi: «Abbiamo aperto dopo essere rimasti chiusi una settimana – conferma Carlo Mossi – del resto, era nell’aria, si capiva ci sarebbe stata meno gente in giro. Molti sono bloccati a causa dei contagi». Emanuela Panatti , Doppioblu di largo Miglio, sottolinea come il negozio abbia lavorato in questi giorni. «Però, se prendiamo come punto di riferimento il sabato – conferma – in centro c’è un afflusso minore. Durante la settimana, invece, tante persone hanno ripreso a lavorare da casa e hanno meno occasione d’uscire. La situazione mi ricorda quello dello scorso anno».

Feste finite, tutto azzerato

Visto il dilagare dei casi nella fascia scolare, sono diminuite le feste di compleanno e, di conseguenza, i regali. «In controtendenza, abbiamo deciso di prolungare l’orario: da martedì a sabato è continuato – precisa Tommaso Marelli , Libreria dei ragazzi di via Lambertenghi - Da settimana scorsa, abbiamo riscontrato meno afflusso rispetto al solito. Peraltro, anche dando solo un’occhiata fuori dal negozio, si notano meno persone a spasso».

Per Onder Sevki Sutlu , Il Farcito di via Cesare Cantù, il centro è vuotissimo: «Molti uffici sono in smart working, parecchi giovani sono in quarantena e i turisti sono quasi del tutto assenti – conclude – finite le feste, è come se si fosse azzerato tutto. Lavoravo di più con l’asporto».

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