Colonno, non si vedeva da un mese  L’“alpino” era morto in casa
Un intervento dei carabinieri di Tremezzina (Foto by Selva)

Colonno, non si vedeva da un mese

L’“alpino” era morto in casa

Il cadavere trovato dalla nipote nell’appartamento vicino alla chiesa

Da settimane nessuno l’aveva più notato alle fermate del bus (in primis quella attigua a Villa Stefania) con il cappello alpino sempre in testa. Nel primo pomeriggio di venerdì 18 giugno, una nipote l’ha trovato senza vita in una stanza attigua alla cucina nella casa di famiglia alle spalle della chiesa parrocchiale. È morto in solitudine, la stessa che ha caratterizzato (almeno) i suoi anni a Colonno, Luigi Forno, 71 anni, residente a Como, ma da tempo domiciliato - come detto - nella casa di famiglia tra le viuzze della parte a lago del paese. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri di Tremezzina, guidati dal maresciallo Paolo Lo Giudicee del personale dell’Ats Insubria, la morte di Luigi Forno risale ad almeno ad un mese fa. La nipote l’ha trovato a terra. Scattato l’allarme insieme ai carabinieri ed al personale Ats è giunta l’impresa Soldarini, che ha trasportato la salma presso la sala del commiato di Lenno. Nessun dubbio sulla causa del decesso: un malore ha posto fine all’esistenza di questo settantunenne taciturno, che non dava confidenza a nessuno e che tutti notavano sui bus di linea, ma anche nelle piazze - a cominciare da quella di Argegno - per quel cappello alpino che l’accompagnava nell’arco dell’intero anno. Luigi Forno trascorreva le giornate da solo, senza mai dare confidenza a nessuno. Tanto per dare un’idea di quanto la sua fosse una vita vissuta in solitaria, Luigi Forno non era associato ad alcun medico di base. Tutto questo nonostante Colonno sia uno dei paesi in cui storicamente esiste il mutuo soccorso tra gli abitanti. Le indagini dei carabinieri di Tremezzina - giunti sul posto in pochi minuti - si sono chiuse senza alcun indugio, associando il decesso a un malore. In paese già da venerdì in tanti hanno cercato di ricordare l’ultima volta in cui hanno incrociato l’uomo “col cappello alpino”.

(Marco Palumbo)


© RIPRODUZIONE RISERVATA