Como: mense, niente da fare
Le 47 lavoratrici hanno già perso il posto

Il segretario generale del Comune è categorico.«Impossibile per legge utilizzare contratti a termine». Punto unico di cottura scartato per costi e tempi lunghi

Nessuna speranza per i 47 dipendenti a tempo determinato che lavorano nelle mense comunali (principalmente per la gestione dei refettori, la consegna dei pasti e la pulizia dei locali, mentre le 70 cuoche sono assunte a tempo indeterminato) di ottenere una nuova proroga, dopo quella che verrà concessa dall’amministrazione da marzo a giugno.

«Le norme sono chiare»

«Il mio compito - spiega il segretario generale Andrea Fiorella - è quello di far rispettare le norme e la legge non lo consente. È previsto infatti che l’amministrazione possa effettuare assunzioni a tempo determinato solo per evenienze eccezionali debitamente motivate e la durata deve essere quantificata nel tempo e, ovviamente, non ci devono essere alternative». Fiorella fa riferimento esplicito al job act e al decreto legislativo 165 del 2001.

I 47 contratti scadranno il prossimo 8 marzo, ma il Comune li prorogherà fino a giugno per l’ultima volta.

I sindacati hanno rilanciato nelle scorse settimane l’ipotesi di un unico punto di cottura nell’ex ospedale Sant’Anna di via Napoleona. Gli assessori alla partita con il segretario generale hanno fatto anche un sopralluogo sul posto. Da quanto si apprende per realizzare le cucine (quelle presenti sono inutilizzate da alcuni anni) servirebbe un investimento non inferiore ai 2 milioni di euro e tra acquisizione dei locali (di proprietà regionale), progettazione, gara d’appalto e realizzazione dell’opera ci vorranno secondo le stime tra i tre e i quattro anni.

Secondo Fiorella, il punto unico di cottura, non risolverebbe il problema dei 47 dipendenti: «Il posti non sarebbero comunque garantiti perché non si possono assumere».

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