Como: i falsari del vino francese  «Bottiglie da 500 euro rivendute a 10mila»
I vigneti si trovano nel villaggio borgognone di Vosne-Romanée

Como: i falsari del vino francese

«Bottiglie da 500 euro rivendute a 10mila»

In tribunale il caso di due rivenditori accusati di avere contraffatto bottiglie di Romanée Conti

Como

Una produzione di circa 5mila bottiglie all’anno, figlie dei vigneti di Borgogna per un rosso che costa, a “boccia”, tra gli 8 e i 10mila euro. «Più che un vino - argomenta Massimo Sagna, aura sabauda, piemontese di Moncalieri, elegantissimo importatore per l’Italia dei vari pinot e chardonnay marcati “Romanée Conti” -, più che un vino è un fatto di coscienza. Cioé: se le facessi assaggiare in questo momento uno di questi millesimati e poi tra due giorni glielo riproponessi magari insieme a un vino da due, trecento euro, ecco... Lei sarebbe in grado di capire la differenza? Se lo fosse, allora significherebbe che, a prescindere dalla capienza del suo portafogli, meriterebbe di berselo. Diversamente non avrebbe alcun senso. Ecco perché un esame di coscienza preliminare aiuterebbe molto». Di questa delizia per papille di un certo livello si è dibattuto in tribunale, nel corso di un processo per contraffazione istruito nei confronti di due rivenditori di vini di Fara Novarese, padre e figlio, Enzio e Nicola Lucca, già al centro di analoghe inchieste (e di una richiesta di estradizione verso la Francia, mai ottemperata), fermati nel febbraio del 2013 a ridosso del confine da una pattuglia della guardia di finanza di Olgiate Comasco, che sul Cayenne di papà scovò una settantina di bottiglie.

Secondo gli esperti della casa madre - un’azienda in cui, tanto per capire il livello, è stato reintrodotto l’utilizzo dei cavalli al posto dei trattori per evitare la compattazione del terreno, dannosissima, pare - quelle bottiglie contenevano un vino da cinquecento, seicento euro al massimo, certamente non il classico pinot nero da 10mila. In aula, interrogato dal pm Valentina Mondovì (titolare del fascicolo) ha deposto il direttore amministrativo dell’azienda vinicola francese, Jean Charles Cuvelier, uno che - al di là della mìse da gentiluomo di campagna - sembra trascorrere più tempo a inseguire falsari, e nella fattispecie i Lucca («una mia vecchia conoscenza», dice), che a far quadrare i conti. Al giudice ha spiegato che in Europa, tolte quelle - vere o false che siano - dei due imputati, circolano più o meno 400 bottiglie taroccate e che in Germania («ne ho le prove») sono state da poco prodotte 3500 capsule false, destinate probabilmente a completare la contraffazione di altrettante bottiglie:.

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