Comodepur, servono 3,5 milioni   A rischio il bilancio del Comune
L’impianto di depurazione di viale Innocenzo

Comodepur, servono 3,5 milioni

A rischio il bilancio del Comune

Palazzo Cernezzi sarà costretto ad accantonare la somma. Incombe la citazione in giudizio per quasi 14 milioni da parte della società

Un grosso interrogativo incombe sul bilancio di previsione del Comune, in fase di allestimento in questi giorni: è l’atto di citazione di Comodepur, che chiede al Tribunale di disporre il trasferimento al Comune di tutti gli impianti e di condannare lo stesso al pagamento dell’indennità di riscatto, che la stessa società determina in 13 milioni e 350mila euro.

Una istanza che obbligherà il Comune a prevedere in bilancio un accantonamento in via prudenziale di almeno il 25% di quella somma, vale a dire tre milioni e mezzo.

Peraltro la richiesta che giunge dalla società di viale Innocenzo comprende anche il conguaglio per la gestione in proroga del servizio per l’ultimo trimestre del 2015 (dall’anno successivo il servizio è formalmente in capo a Como Acqua): si tratta di 330mila euro, più Iva. Soldi che erano stati messi a bilancio dal Comune ma mai versati nelle casse del consorzio di depurazione.

Non bastasse, lo stesso consorzio lamenta che il Comune non ha mia saldato il conto di alcuni lavori di manutenzione effettuati nel 2015; fanno altri 69mila euro più Iva. Che Palazzo Cernezzi stia ingaggiando una partita a tutto campo sul servizio idrico integrato, lo si era intuito quando, la scorsa settimana l’assessore al bilancio Adriano Caldara, rappresentante di Como in seno al Comitato di controllo analogo, ha votato contro il bilancio preventivo di Como Acqua. Una decisione che si può leggere come conseguenza della mossa di Comodepur, che si è rivolta al giudice all’inizio di febbraio, dopo che era rimasta inevasa la sua richiesta diretta a Palazzo Cernezzi di fine novembre.

Il Comune probabilmente chiamerà in causa Como Acqua, che sarà costretta a sua volta ad accantonare una somma analoga nel proprio bilancio. Il che, considerati anche i tempi di costituzione in giudizio e della giustizia, potrebbe voler dire paralizzare Palazzo Cernezzi e l’operatività stessa di Como Acqua per almeno i prossimi due anni.

Scenari di fronte ai quali potrebbero avere da ridire gli altri Comuni soci di Como Acqua. In ogni caso, sembra non partire sotto il migliore degli auspici la nuova società incaricata di gestire l’intero servizio idrico. Di sicuro, il Comune di Como (che ne detiene il 2%), non sembra favorirla.

Intanto l’amministrazione comunale deve chiarire quale linea intenda seguire nella vicenda Comodepur. Lo chiede il consigliere Fulvio Anzaldo (Lista Rapinese sindaco), che ha depositato una interrogazione a risposta scritta e che oggi parteciperà alla Commissione Affari generali, convocata proprio per discutere della citazione in giudizio da parte della società di viale Innocenzo.

«Aspetto delucidazioni - dice Anzaldo - A fronte di una richiesta formale di Comodepur del 26 novembre 2018, asseritamente preceduta da numerose richieste inoltrate direttamente da Comodepur, non rinvengo in atti alcuna formale replica del Comune».


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