Coronavirus, i controlli  Procura di Como: pugno duro  Raddoppiano le multe
Lungolago deserto nella giornata di ieri dopo la stretta sui controlli

Coronavirus, i controlli

Procura di Como: pugno duro

Raddoppiano le multe

Cambia la contestazione. E per chi sgarra fedina penale sporca. Magistratura pronta ad attivarsi per far partire i decreti penali di condanna

Como lungolago deserto, stretta sul decreto coronavirus

Como lungolago deserto, stretta sul decreto coronavirus
(Foto by Andrea Butti)

ERBA - MANIFESTAZIONE YOUNG 2013 A LARIOFIERE - CFP ALDO MORO LECCO

ERBA - MANIFESTAZIONE YOUNG 2013 A LARIOFIERE - CFP ALDO MORO LECCO
(Foto by Stefano Bartesaghi)

Se qualcuno pensa di tentare la sorte ed evadere dall’obbligo di restare in casa perché, tanto, si parla al massimo di una multa di 200 euro (nel peggiore dei casi) senza tracce sulla fedina penale, è bene che prenda nota.

La Procura di Como ha deciso di contestare a tutte le persone denunciate fino ad oggi (e che saranno denunciate in futuro) per aver violato i divieti imposti per prevenire il contagio da coronavirus, non il reato di “inosservanza di un provvedimento dell’autorità” bensì una norma speciale contenuta nelle leggi sulla sanità del 1934. Un reato che, per la cronaca, prevede ammende pari al doppio di quanto ipotizzato fino ad ora e soprattutto macchia indelebilmente la fedina penale.

Così il procuratore

Ad annunciare il cambio d’orizzonte per i furbetti del permesso facile, è il procuratore capo Nicola Piacente: «Conformemente alla procura di Milano, anche la procura di Como si è orientata per contestare invece dell’art. 650 del codice penale, l’art. 260 delle leggi sanitarie del 1934, norma speciale, punita più gravemente e non oblabile».

Proviamo a tradurre cosa questo cambio di contestazione comporta per chi, nei giorni scorsi, ha violato il divieto per andare a caccia di Pokemon, farsi un barbecue con gli amici, scendere a Como per «vedere com’è la città vuota», aprire la propria palestra agli amici, appartarsi con una prostituta, sappia che la sua scelta rischia di accompagnarlo nel futuro con conseguenze non propriamente piacevoli.

Questo il testo della norma: «Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo, è punito con l’arresto fino a 6 mesi e con l’ammenda da lire 40mila e 800mila». Dunque, si tratta di una contravvenzione, ma non oblabile (ovvero non si cancella con il pagamento di una multa) perché l’ammenda e la pena detentiva sono previste in via cumulativa e non alternativa. Quindi accanto alla sanzione (circa 400 euro, al cambio con la lire) si aggiungerà anche la pena detentiva (con la condizionale, ma anche con la menzione sul casellario giudiziale) con tutto ciò che ne comporta.

O condanna o processo

La Procura, peraltro, ha già iniziato a lavorare per trasformare le denunce di questi giorni – qualora ovviamente i magistrati ravvisassero gli estremi per farlo – in decreti penali di condanna, così da non incorrere nel rischio della prescrizione del reato.

Ovviamente al decreto penale di condanna si può fare opposizione, che si traduce in un processo penale: ma se l’obiettivo è opporsi per risparmiare, è bene sapere che per protestare la propria innocenza si dovranno inevitabilmente pagare le spese legali, verosimilmente decisamente più alte rispetto la contravvenzione prevista dalla norma.

Insomma, da oggi ancor di più che ieri è necessario spostarsi fuori dal proprio comune di residenza soltanto per improrogabili e certificati motivi di necessità o urgenza sanitarie o esigenze lavorative reali.n 
P.Mor.


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