Coronavirus, il Ticino
ora corre ai ripari
Bar e negozi chiusi

Misure drastiche dalla mezzanotte di ieri. Ferma anche l’edilizia, in attività il settore manifatturiero. Rinviate anche le elezioni amministrative del 5 aprile

Coronavirus, il Ticino ora corre ai ripari Bar e negozi chiusi
La dogana di Brogeda. Ormai da giorni tutti in colonna. Da ieri notte anche il Ticino cerca di proteggersi dal contagio con misure eccezionali.

Con il personale medico dell’Esercito operativo da venerdì sera al Civico di Lugano e all’ospedale San Giovanni di Bellinzona, ieri pomeriggio il Governo di Bellinzona ha ufficializzato ciò che già da ore era stato ipotizzato dopo giorni di feroci polemiche e cioè l’adozione del “modello Italia” per contrastare la diffusione del coronavirus.

Ciò significa che dalla mezzanotte di ieri sono chiusi al pubblico tutti gli esercizi della ristorazione (bar, pub, ristoranti, alberghi), ma anche negozi e mercati.

Aperti - e questo è importante rimarcarlo visto l’assalto di ieri mattina - supermercati e farmacie oltre ai distributori di carburante. L’obiettivo è limitare al massimo le attività. Banche e uffici postali rimarranno aperti. E è bene nuovamente ribadirlo anche le frontiere non chiuderanno. Di certo con i nuovi provvedimenti e con l’edilizia ferma (decisione assunta in proprio dall’Associazione di categoria cantonale) il numero di frontalieri che domani mattina varcherà il confine scenderà sensibilmente. “Le misure - incisive e frutto di una ponderata valutazione - rimarranno in vigore al momento sino al 29 marzo”, ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato, Christian Vitta. In Ticino a ieri pomeriggio erano segnalati 265 casi di coronavirus, con altri due decessi confermati ieri dalle autorità sanitarie e 13 persone ricoverate nei reparti di Terapia Intensiva. Sono ben 23 i medici e gli infermieri militari impegnati nei due ospedali di Bellinzona e Lugano.

Allerta ed emergenza

«Sappiamo che stiamo compiendo sacrifici e rinunce, ma lo facciamo per dare un grande contributo al Cantone e al Paese», ha rimarcato il presidente del Consiglio di Stato. Insomma, il giorno dopo la chiusura delle scuole, Bellinzona - che ancora una volta è parsa marcare le distanze da Berna - ha deciso di adottare il “giro di vite” invocato da sindaci, amministratori, ma anche da medici e Associazioni di categoria. La situazione nel Cantone, dopo il cauto ottimismo di 10 giorni fa, è ora di massima allerta, tanto che sempre ieri pomeriggio il ministro ticinese con delega alla Sanità, Raffaele De Rosa, ha invitato tutti a limitare al minimo gli spostamenti. Dal ministro Norman Gobbi è stato annunciato che il rinvio delle elezioni amministrative del prossimo 5 aprile sarà confermato a stretto giro (anche se il voto per corrispondenza è già iniziato).

Controlli “inflessibili”

Anche i servizi cantonali saranno ridotti allo stretto necessario. L’annuncio del Governo di Bellinzona è arrivato dopo che nel primissimo pomeriggio l’Amministrazione federale delle Dogane a Chiasso aveva parlato dei provvedimenti in essere (decisi dal Consiglio federale) in corrispondenza delle frontiere. Di sicuro i frontalieri che domani entreranno in Ticino si troveranno a dover fare i conti con i controlli “auto per auto”.

In sole 24 ore, le Guardie di Confine, ottemperando ai contenuti del provvedimento voluto da Berna, hanno respinto al mittente 288 veicoli. Di certo non varcheranno il confine 67 mila frontalieri domani, ma è ipotizzabile che i transiti complessivi saranno poco più di 20 mila. E da giovedì - approfittando della festività di San Giuseppe - in Canton Ticino sarà tutto chiuso. Il Governo di Bellinzona ha infine fatto sapere che i controlli dalla mezzanotte di ieri saranno inflessibili su tutto il territorio cantonale.

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