Coronavirus in Ticino

«Il 14% delle imprese

vuole licenziare»

Coronavirus in Ticino  «Il 14% delle imprese  vuole licenziare»

Oltreconfine crescono i numeri dell’epidemia (2.271 positivi e 141 decessi) e aumenta la preoccupazione per l’impatto sull’economia

Con la Svizzera al nono posto mondiale per numero di casi di Coronavirus, si guarda da un lato all’emergenza sanitaria e dall’altro a quella occupazionale e lavorativa. In Ticino i contagi hanno raggiunto quota 2271 con 141 decessi, mentre a livello federale i casi sono arrivati a 18267 con 492 decessi. La prima notizia che balza all’occhio riguarda i sindaci del Malcantone, che ieri hanno chiesto formalmente di chiudere il Gottardo e il San Bernardino così da evitare visite oggi sgradite in Ticino per Pasqua. Anche il sindaco di Lugano, Marco Borradori, esponente moderato della Lega dei Ticinesi, è corso ai ripari, chiudendo ieri ampi tratti della passeggiata a lago. Sole e beltempo possono far dimenticare l’appello o meglio la necessità di restare a casa. E proprio contro la Lega dei Ticinesi ha puntato il dito ieri il consigliere regionale Pd, Angelo Orsenigo, durante la seduta della Commissione Speciale per i Rapporti con la Confederazione Svizzera di Regione Lombardia. Commissione che si è finalmente riunita dopo parecchio tempo. «Regione Lombardia deve prendere una posizione forte a difesa dei nostri frontalieri di fronte a una sorta di berlina pubblica e quotidiana cui vengono messi dal consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri», il sunto del discorso di Angelo Orsenigo.

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Raffaele Erba: «Occorre tutelare i frontalieri e capire attraverso Berna e Bellinzona se sono previsti e come vengono utilizzati gli ammortizzatori sociali per i nostri lavoratori». La giornata di ieri ha visto anche un’altra notizia di grande interesse non solo in Ticino, ma in prospettiva per i frontalieri che oggi guardano con attenzione e preoccupazione a quello che sta accadendo nel Cantone di confine.

Ieri abbiamo dato conto su “La Provincia” dei primi licenziamenti a causa dell’emergenza Coronavirus. Un sondaggio del portale Gryps - esteso a 270 piccole e medie imprese svizzere - ha messo in evidenza che il 6,5% di queste imprese ha già dato corso a licenziamenti e che l’8% è intenzionata a farlo a stretto giro. Ma c’è anche un altro dato che desta preoccupazione. E cioè che il 43% di queste imprese ha già utilizzato il lavoro ridotto. La situazione resta dunque di massima allerta e c’è grande attesa per le decisioni che Bellinzona comunicherà per la settimana di Pasqua, fermo restando che Berna ha fissato come data di scadenza dei provvedimenti restrittivi in essere il 19 aprile. Ieri, il Consiglio federale ha rinnovato l’appello a non recarsi in Canton Ticino per Pasqua. E sicuramente la lettera dei sindaci del Malcantone non è passata inosservata. Sempre ieri si è registrato il primo morto in Canton Uri, che confina con il Ticino. Da segnalare infine che è stata evidenziata la necessità di far accedere tutta la popolazione alla discussa cassa malati.


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