Coronavirus in Ticino

«Proteggere i frontalieri

dal rischio contagio»

Coronavirus in Ticino  «Proteggere i frontalieri  dal rischio contagio»

L’appello di Cattaneo (Uil) ha mosso le forze politiche italiane. In Svizzera si profilano intanto 155mila disoccupati

Si è mossa la politica dopo le dichiarazioni di ieri a “La Provincia” del segretario della Uil Frontalieri di Como, Roberto Cattaneo, che ha apertamente accusato il Canton Ticino di “scelte scellerate”, considerato che da lunedì tra i 40 ed i 50 mila frontalieri torneranno al lavoro, viste le ulteriori concessioni date in primis a cantieri edili e attività. Tutto questo nel giorno in cui la Svizzera ha annunciato che a fine aprile i disoccupati saranno 155 mila. Il deputato della Lega Nicola Molteni ha fatto sapere che «il Governo non ha più alibi. Accogliendo il nostro ordine del giorno per la tutela dei frontalieri ora dovrà garantire tutele sociali, estendere la cassa integrazione per i lavoratori di frontiera e riaprire i valichi. Il Governo passi dalle parole ai fatti».

L’ordine del giorno porta la firma del deputato Ugo Parolo. Pronta la replica del sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto (Italia Viva): «Non potendo negare l’evidenza del dialogo permanente aperto con la Svizzera sul tema, Nicola Molteni dice che per i nostri frontalieri facciamo un lavoro formale e non sostanziale. Detto dalla Lega, non c’è miglior riconoscimento». Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Raffaele Erba: «Lunedì 50 mila frontalieri comaschi torneranno a lavorare in Canton Ticino, sebbene l’emergenza sanitaria non sia ancora passata. La Commissione Speciale per i Rapporti con la Confederazione Svizzera ha il dovere di intervenire». Da qui la lettera urgente indirizzata all’assessore regionale Massimo Sertori. Alla vigilia del debutto della mini “fase due”, i contagi sono in calo in Ticino, attestandosi a quota 3121 con un solo nuovo decesso (totale 299). A livello federale i contagi hanno raggiunto quota 28277 con 1549 decessi.

In Svizzera, come più volte rimarcato in queste settimane, l’emergenza sanitaria va di pari passo con quella economica. In base ai numeri, a livello federale sono 118 mila le aziende che hanno chiesto di poter accedere al lavoro ridotto (o disoccupazione parziale) per un totale di 1 milione 885 mila addetti. In pratica un lavoratore su tre ha bussato alle porte della disoccupazione parziale. Indennità sono già state ottenute per 800 mila lavoratori. Il dato che preoccupa maggiormente riguarda, come detto, i disoccupati, che a fine aprile saranno 155 mila.

Per la disoccupazione sono stati aggiunti 6 miliardi di franchi. Berna ha confermato che non ci sono obblighi alla voce mascherine protettive (se non per il personale sanitario) e oggi ve ne sono disponibili 75 milioni, 22 milioni delle quali già distribuite. Sempre ieri il Governo ha fatto notare che «i primi sopralluoghi nei cantieri hanno accertato un numero ridotto di violazioni», anche se molto «è demandato alla responsabilità individuale». Notizia questa che interessa da vicino i frontalieri.


© RIPRODUZIONE RISERVATA