Coronavirus in Ticino

Tra i frontalieri

la paura dei licenziamenti

Coronavirus in Ticino  Tra i frontalieri  la paura dei licenziamenti

Un lavoratore italiano: «Mi hanno lasciato a casa a decorrere dal 30 aprile». Intanto i contagi salgono a quota 2.195

«Dobbiamo purtroppo comunicare che vista l’eccezionalità della situazione coronavirus, che sta causando una totale diminuzione della nostra attività, le inviamo regolare disdetta del contratto di lavoro stipulato con la nostra azienda con effetto 30 aprile 2019». Ciò che si temeva sin dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Canton Ticino, sta iniziando purtroppo a verificarsi. Un’azienda ticinese ha inviato ad un frontaliere la disdetta del contratto di lavoro. La comunicazione è stata poi postata - cancellando i dati sensibili - sul gruppo social “Frontalieri Ticino”. Lo scenario che si va delineando - nonostante gli sforzi di Governo e Cantone di finanziare la disoccupazione parziale - è che diverse aziende, soprattutto nei comparti dove non esiste un Contratto collettivo di lavoro, in questi difficilissimi frangenti hanno già in parte ragionato sul futuro, decidendo in primis di alleggerire la forza lavoro, per poi tornare a riassumere (si spera) quando si sarà placata la tempesta coronavirus. Il post ha portato in dote oltre 300 commenti, gran parte dei quali dai toni evidentemente molto preoccupati. Il tema di fondo è che ricorrere al lavoro ridotto pare convenire (ai titolari) sino ad un certo punto. Da qui la decisione drastica di intervenire sul personale. Naturalmente questa è una materia di cui al più presto si dovranno occupare i sindacati e su cui anche il Governo cantonale dovrà esprimersi.

Qui non c’entra il “Prima i nostri!”. La situazione sanitaria in Canton Ticino resta di massima allerta, tenendo conto anche del fatto che ieri il medico cantonale ha fatto sapere da un lato che «il picco è ancora lontano» e dall’altro «che si va verso la saturazione dei posti, cioè siamo vicini ai numeri massimi per singolo ospedale».

Il bilancio ticinese parla di 2195 contagi e 132 decessi (43 dei quali avvenuti all’interno di Rsa), con 396 pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere. A livello federale ieri si è avuto un nuovo picco dei contagi, vicino a un “più 1000 casi” in un solo giorno, che davvero crea nuova apprensione.

I casi di coronavirus hanno raggiunto in Svizzera quota 17139. Ieri il Governo federale è intervenuto anche su un altro tema molto delicato ovvero l’approvvigionamento delle derrate alimentari. Si lavorerà affinché l’approvvigionamento non abbia interruzioni. Berna e Bellinzona ieri si sono nuovamente confrontati sullo stop alla spesa per gli over 65, provvedimento che Palazzo delle Orsoline non ha intenzione in alcun modo di ritirare. Di sicuro, si cercherà di trovare una posizione che soddisfi entrambe le parti. Tra le priorità quella del lavoro - di cui abbiamo riferito poc’anzi - continua a tenere banco. Oltre 50 mila aziende hanno già ricevuto un aiuto da Berna, ma il tema riguarda anche i lavoratori indipendenti, che - numeri alla mano - sono più di 500 mila. Tanti. E non per tutti sarà possibile intervenire in maniera incisiva.n 
Marco Palumbo


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