Defibrillatori in città e in provincia  I 140 apparecchi che ci salvano la vita
Giovanni Ferrari, presidente di Comocuore onlus

Defibrillatori in città e in provincia

I 140 apparecchi che ci salvano la vita

Il caso Eriksen riaccende i riflettori sulla necessità di intervenire con tempestività - Ogni anno in provincia tra i 500 e i 600 arresti cardiaci

Ci sono circa 140 defibrillatori installati in città. Molti sono ad uso pubblico, come nel caso di quello fuori dal Comune, in piazza San Fedele o davanti alla cassa dell’autosilo di via Auguadri, o ancora alla stazione dei bus di Asf e in cima alla funicolare. Altri ce ne sono nelle scuole, al liceo Volta, nella sacrestia del Crocifisso o nei centri sportivi. La copertura oggi è buona, vent’anni fa era quasi inesistente. Ma il defibrillatore è fondamentale: all’anno a Como si registrano tra i 500 e i 600 arresti cardiaci.

«È in discussione una nuova legge per estendere ancor di più la presenza dei defibrillatori – spiega Giovanni Ferrari, cardiologo e presidente di Comocuore –, in particolare nei centri di formazione, nelle scuole e nelle università. Da vent’anni ci spendiamo sul tema come associazione e da allora siamo riusciti a distribuire circa 850 defibrillatori in città e in provincia. La sensibilità è aumentata, anche molti privati si sono mossi, gli apparecchi sono arrivati nelle aziende, la rete nei centri sportivi è solida. Ce ne sono molti anche per le strade e per le piazze, a uso pubblico, chiunque può servirsene».

Comocuore è anche un centro di formazione, insegna ad utilizzare questi importantissimi presidi. I defibrillatori di ultima generazione sono però alla portata di tutti. Il collegamento automatico con il 118 consente, con una buona dose di coraggio e di sangue freddo, di seguire in tempo reale le istruzioni degli operatori di primo intervento cercando di salvare la vita delle persone a cui all’improvviso si è fermato il cuore.

«Con questi apparecchi le probabilità di salvezza sono molto aumentate – spiega ancora Ferrari –. La percentuale di recuperi con la guida automatica è cresciuta parecchio. Tutto però rimane legato al tempo. Quanto prima il paziente viene soccorso tanto più aumenteranno le probabilità di salvargli al vita. Ogni minuto di ritardo rappresenta un 10% di possibilità di recupero che perdiamo. È necessario essere rapidi. Altrimenti può anche succedere che il cuore riparta, ma lasciando danni irreparabili al cervello, l’organo che più di tutti gli altri soffre senza più battito cardiaco».

La morte cardiaca improvvisa rappresenta il 50% di tutti i decessi per malattie cardiovascolari.

Come detto nel Comasco sono 500, 600 arresti cardiaci ogni dodici mesi. Capita anche ai giovani, perfino ai grandi atleti. Ha scosso milioni di appassionati quanto accaduto agli Europei al calciatore della Danimarca Christian Eriksen, salvato per miracolo.

«Si è vero può succedere anche a persone in forma e senza precedenti problemi al cuore – spiega ancora il cardiologo –. Anche agli sportivi professionisti ultra controllati. Succede perché le analisi, pur approfondite, a volte non vedono possibili anomalie genetiche, la cardiopatia ischemica silente colpisce anche soggetti monitorati e in buona salute».

Comocuore va avanti con la sua battaglia, a partire ad esempio dalle scuole. Sono 6mila i bambini delle elementari che ha visitato con un elettrocardiogramma, una visita di primo livello e, per i casi sospetti, un ulteriore approfondimento. È così che si individuano eventuali difetti cardiaci congeniti, è una forma di prevenzione.


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