Dice addio al reddito di cittadinanza  «La mia colpa? Una piccola eredità»
Cittadini in coda a Como per chiedere informazioni sul reddito di cittadinanza (Foto by archivio)

Dice addio al reddito di cittadinanza

«La mia colpa? Una piccola eredità»

Claudio, 57 anni, incassa 6.700 euro per la vendita della casa che fu della madre. «Sono troppo vecchio per trovare lavoro». Monteduro (Uil): «Il sistema così non funziona»

A 57 anni, disoccupato da cinque, sperava nel reddito di cittadinanza. Per vivere ma anche per trovare finalmente ciò che gli sta più a cuore: un lavoro. Invece Claudio Spallitta ha ricevuto un diniego alla domanda, per via di un’eredità.

La storia di una persona che non vuole assistenza, ma lavorare appunto. E che dimostra - afferma la Uil del Lario - come non sia questa la via per dare risposte ai disoccupati, più di 20mila in provincia.

Sì, ma di che eredità stiamo parlando? Questo è il punto.

Non si tratta di uno zio d’America, che gli permetterà di cambiare vita. La somma in questione è di 6.700 euro e deriva dalla vendita dell’appartamento della madre scomparsa, ricavato poi diviso tra i fratelli. Nella sfortuna, Claudio ha una fortuna: una bella famiglia, con fratelli che gli danno una mano. Ha un tetto, 30 metri quadrati che per lui sono tutto, grazie proprio a un fratello che gliel’ha lasciato. Ma deve pagare le spese, nutrirsi, insomma vivere. E quei soldi ereditati se ne sono andati subito per saldare in parte ciò che doveva pagare per questi anni di difficoltà. Nessuna svolta nella sua esistenza, insomma. «Sono disoccupato da quasi cinque anni - racconta -. Lavoravo in una fabbrica tessile. Poi ho trovato un altro posto, in un’azienda dove marchiavo le mucche con il laser. Ma è fallita». Da allora lavoretti, quando riesce a conquistarne uno. Come le pulizie: «Le faccio bene, sono preciso» assicura con giusto orgoglio.

Quando ha saputo del reddito di cittadinanza, è andato al Caf della Uil del Lario per presentare la richiesta, speranzoso. Confidava in un aiuto per pagarsi da vivere e anche in quel percorso per ricollocarlo nel lavoro: «Sono andato nelle agenzie ma sono troppo vecchio». In questa fase però gli è stato detto no: gli arriverà un bonus per la spesa della corrente elettrica. Chissà se il gas prossimamente, per ora no. Comunque non via reddito di cittadinanza.

Respinto, a causa di quella eredità. «Però non si mangiano le pietre e anche la benzina per spostarsi, per andare a cercare lavoro». A Como sono circa 3.500 le domande presentate, una su tre è tornata al mittente. Un altro dato che ha dato da pensare è che solo un quarto dei beneficiari saranno in effetti coinvolti nel processo di ricollocamento: la maggior parte o è in pensione o comunque non ha le caratteristiche per lavorare. Di qui la preoccupazione dei sindacati: troppe situazioni delicate, soprattutto di over cinquanta, rischiano di non avere risposta.

«Questa vicenda è un sintomo – dice infatti Salvatore Monteduro, segretario della Uil del Lario - del fatto che il reddito non affronta tutti i casi di povertà. Ci sono casi borderline. Né aiuta a risolvere il problema del lavoro come Claudio. Ci vuole anche un intervento formativo e strutturale per dare possibilità a persone sopra i cinquant’anni».

Claudio è grato alla sua famiglia per l’aiuto che gli dà, ma vuole avere la possibilità di lavorare e di pagarsi da vivere: «I miei fratelli hanno la loro famiglia, non voglio essere sulle loro spalle. Deluso? Sì, perché ho voglia di lavorare. Ma credo negli angeli, che possono aiutare chi ha bisogno».


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