«Eletti pilotati e squallore». Rabbia del centrosinistra per le parole dell’assessore

La polemica Matteo Lombardi attacca le amministrazioni precedenti. Spallino: «Linguaggio della peggior politica». Lissi: «Imparino a governare nell nome dell’intera città»

«Eletti pilotati e squallore». Rabbia del centrosinistra per le parole dell’assessore
Matteo Lombardi, assessore al Verde e ambiente

Città «squallida» per colpa delle maggioranze che hanno preceduto l’attuale, anteponendo l’interesse del partito a quello della città e sotto l’influenza dei “poteri forti”. Le parole con cui Matteo Lombardi, assessore a Verde e ambiente della giunta Rapinese, ha risposto nei giorni scorsi - su La Provincia - a una lettera, a firma di Niccolò Tommaselli, che criticava il nuovo sindaco Alessandro Rapinese, scatena l’irritazione del centrosinistra. Lorenzo Spallino, assessore all’Urbanistica con Mario Lucini, non ci sta: «Intanto non mi sembra proprio che Como si possa definire “squallida”, non vedo condizioni da Terzo Mondo. E forse Lombardi dimentica che siamo appena stati premiati come città italiana con il minor consumo di suolo. Ma poi come si fa a rivolgere accuse tanto generiche? Chi sono le persone di cui parla Lombardi? Sono stato assessore all’Edilizia e all’Urbanistica per cinque anni, forse il ruolo più delicato all’interno di un esecutivo, e ricordo che abbiamo licenziato più di un provvedimento di grande spessore, dalla Trevitex alla Ticosa, dal Pgt alle pedonalizzazioni. Abbiamo cancellato le volumetrie del piano Bruni, e allora sì che i poteri forti si erano fatti sentire. E anche la chiusura delle piazze non è stata indolore, avevamo contro i commercianti, che peraltro ora non sarebbero contenti se riaprissero. Prima di sparare nel mucchio bisogna conoscere quello che è successo e la complessità dei temi. Invece Lombardi usa il linguaggio della peggior politica, che non è lecito utilizzare nè verso gli avversari nè verso chi ha amministrato prima. Soprattutto visto che il sindaco attuale ha speso il nome di mio padre in campagna elettorale, e mio padre non tollerava questo modo di parlare».

Molto critica anche Patrizia Lissi, capogruppo del Pd in consiglio comunale, che parla di «livore residuo da campagna elettorale» e «termini divisivi tipici della retorica rapinesiana». Se Lombardi parlava di «persone indicate dai partiti sulla scorta di ripartizioni bilanciate, pilotate e programmate», Lissi replica che il partito che rappresenta è «costruito da cittadini impegnati e responsabili, ognuno con le proprie competenze, scelti da altri cittadini che chiedono di essere rappresentanti al meglio. Una volta in Consiglio però smettiamo di rappresentare unicamente chi ci ha votato e prestiamo fedeltà a tutta la comunità comasca».

Atteggiamento che, aggiunge, dovrebbe far proprio anche la nuova compagine di amministratori: non dimenticando i tanti elettori di centrodestra che hanno contribuito alla loro elezione e i tantissimi astenuti, «chi ha perso fiducia nella politica anche a causa di quella retorica anti-sistema che viene troppo facile di questi tempi».

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