Entrano in azione le “Unità speciali”
Seguiranno i pazienti a casa con i sintomi

Da lunedì dovrebbe partire il nuovo servizio - Attivazione graduale a Como, Cantù, Erba e Mariano - «L’obiettivo è raggiungere il 4% della popolazione»

Entrano in azione le “Unità speciali” Seguiranno i pazienti a casa con i sintomi
Per chi non necessita del Pronto soccorso parte un nuovo servizio di assistenza

Como

Le unità speciali anti coronavirus a Como non si vedono ancora. Le Usca (le unità speciali di continuità assistenziale pensate dalla Regione per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid-19) stando agli annunci delle autorità lombarde dovevano essere attive da ieri, ma nel Comasco ancora non sono operative.

Com’è noto a casa c’è un numero molto elevato ed ancora sommerso di ammalati. Si tratta di tutte quelle persone che non vengono ricoverate dal 112 perché non trovano un letto libero in ospedale. Certo, sono in contatto costante con il proprio medico di famiglia, ma difficilmente vengono visitate. Questo vuol dire che in estrema sintesi se la devono cavare da sole. Per giunta trovandosi in isolamento forzato e condividendo spesso la casa con la famiglia. Una percentuale ridotta di questi casi, nel corso di un paio di settimane, sviluppa dei sintomi anche gravi. A Saronno queste unità speciali risultano già attive, forse a Como inizieranno a lavorare da lunedì e in Brianza nei giorni successivi.

Secondo quanto comunicato ai medici dall’Ats Insubria, l’ente per la tutela della salute che deve organizzare il servizio, «l’attivazione delle Usca avverrà gradualmente, a partire dalle aree maggiormente colpite dall’emergenza epidemiologica e coinvolgerà in prima battuta i territori di Busto Arsizio, Saronno, Varese e Gallarate per quanto riguarda la provincia di Varese e Como, Erba, Cantù e Mariano per la provincia di Como». Dunque i centri maggiori.

Le ipotesi iniziali erano quelle di costituire dodici unità speciali, una ogni 50mila abitanti. Più verosimilmente saranno invece sette per entrambe le province. Dall’assessorato alla sanità di Regione Lombardia, nonostante le richieste, non è stato possibile ricevere maggiori informazioni. Anche Ats Insubria non commenta, rimandando ogni comunicazione al Pirellone. Ad ogni modo Ats ha diramato una comunicazione a tutti gli operatori sul territorio comasco spiegando che «i medici e i pediatri contatteranno direttamente le unità speciali inviando una mail alla casella di posta dedicata, segnalando i dati del paziente e fornendo gli elementi clinici. Recepita la segnalazione l’unità speciale chiamerà l’interessato al telefono». Dopo una sorta di triage inizierà, se serve, un monitoraggio.

Per poter rimanere in casa in sicurezza secondo l’Ats è necessario l’aiuto della famiglia, avere disponibilità di guanti e mascherine, una camera e un bagno indipendenti ed anche «l’assenza di conviventi che possano essere ad aumentato rischio di complicanze dall’infezione». Che significa «over 70, bambini piccoli, donne in gravidanza, immunocompromessi e portatori di patologie croniche importanti».

Dalle 8 alle 20 le nuove unità saranno presenti nelle sedi di continuità assistenziale. La Regione spera che le Ats arruolino un numero di medici sufficiente per raggiungere il 4% della popolazione presente nel distretto insubrico. L’adesione dei medici, vale la pena ricordarlo, è su base volontaria. Nella delibera regionale c’è scritto infatti che «per le attività svolte nell’ambito delle Usca è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora».

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